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Il Cibo:

Al contrario di ciò che molti pensano, I Vichinghi avevano accesso a un’ampia varietà di alimenti. Nonostante il clima rigido della Scandinavia, questa terra presentava diversi tipi di cibo, e ciò che non era reperibile tramite l’agricoltura e l’allevamento poteva essere ottenuto commerciando con i paesi più temperati. Sfortunatamente, i Vichinghi non scrivevano libri di cucina: i primi ricettari dalla fredda penisola ci arrivano dal Medioevo Scandinavo, ca. 1300 e 1350. Questi libri sono fortemente basati sulla tradizione culinaria continentale, condividendo una comune origine francese: contengono ricette per sughi, pollo e piatti a base di latte e uova. Spesso e volentieri queste ricette necessitavano di una preparazione piuttosto elaborata, con ingredienti lavorati al punto da non essere più riconoscibili poiché tagliati a piccoli pezzi, macinati o inglobati nell’impasto. Un’ altra fonte scandinava post-Era Vichinga potrebbe essere una lista di piatti serviti durante il corso dell'anno al vescovo svedese Hans Brask, datata intorno al 1520. Altre informazioni potrebbero essere determinate attraverso le ricerche archeologiche. Le analisi polliniche fatte nei fondali dei laghi e degli acquitrini ci forniscono dati su quali piante crescessero nell’età Vichinga. L’archeologia dei rifiuti, cioè lo studio dei rifiuti da cucina e delle pile di spazzatura prodotti in Età Vichinga, ci fornisce ulteriori e più specifici indizi. Alcuni dati potrebbero essere estrapolati perfino dall’Edda e dalle saghe, ma queste informazioni sono spesso scarse e necessitano un’interpretazione. In ogni caso queste fonti ci dicono quali cibi vi fossero ma non come venissero preparati.


Pasti giornalieri:

Di consuetudine i vichinghi mangiavano due pasti al giorno. Il primo, dagmál o
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Alcuni alimenti in vendita al mercato di Jorvik (ricostruzione).

“pasto del giorno” e veniva consumato al mattino, approssimativamente due ore dopo l’inizio dei lavori mattutini (dalle 8,00 alle 9.00 o giù di lì); il secondo, náttmál o “pasto della notte” veniva consumato alla fine delle fatiche quotidiane (dalle 19.00 alle 20.00 circa). Questi lassi di tempo ovviamente variavano stagionalmente, in relazione alle ore di luce.


Carne d'allevamento:

Manzo, montone, agnello, capra e maiale venivano mangiati in tutti i territori e insediamenti Vichinghi. Veniva consumata anche la carne di cavallo e, nel periodo del Medio Evo cristiano, la consumazione di carne equina venne identificata come una pratica altamente salutare.
Il bestiame era il mezzo di sostentamento primario. La riprova è nelle indagini dei reperti osteologici e degli insediamenti ritrovati, inoltre tracce archeologiche di ripartizioni all’interno delle stalle hanno fornito agli investigatori indicazioni su quanti capi di bestiame venissero allevati. Nelle fattorie di epoca Vichinga sono state ritrovate vaccherie con stanze che potevano contenere 80-100 animali.
In Danimarca, grossomodo la metà del bestiame veniva macellato prima dei raggiungere i 3 anni e mezzo, permettendo alla maggior parte delle vacche di produrre al massimo un vitellino e consentendo così la produzione sia di carne che di latte. Evidenze archeologiche mostrano inoltre un numero di mucche la cui vita durava fino ai 10 anni, elemento che indica il loro utilizzo come bestiame per la produzione casearia. Nello Jutland occidentale, i buoi erano rinomati per la favolosa qualità delle loro carni ed erano allevati per produrre carne da asporto da singoli allevatori, i quali in seguito li avrebbero venduti ad una proprietà più grande. Quando i buoi raggiungevano l’età di 4-5 anni, venivano portati giù per la penisola a circa due settimane di distanza e venduti, quindi re-ingrassati per tre settimane negli acquitrini prima di essere macellati. Questo tipo di commercio sosteneva alcuni dei bisogni nutrizionali primari della città.

La carne era quindi un alimento stagionale, poiché la macellazione veniva eseguita principalmente alla fine del periodo del pascolo; gli allevatori dovevano quindi valutare attentamente le proprie scorte di fieno, e decidere quanti animali si sarebbe dovuto tener in vita durante l’inverno, tenendo i più robusti e produttivi e macellando il resto per la produzione di carne. Il periodo della mattazione per bovini e pecore era in ottobre, mentre per i maiali a novembre-dicembre. La carne non era un alimento pregiato come potrebbe esserlo ad oggi – erano i latticini i prodotti più apprezzati (e i più cari) - e il bestiame era essenziale per la produzione di prodotti caseari. C’è inoltre una considerazione riguardo l’antica parola Norrena che significava “ricchezza” o “denaro”,, ha una radice etimologica significante “bestiame”, perciò, per ogni animale che l’allevatore non poteva adeguatamente sostenere durante l’inverno, c’era una sostanziale perdita di patrimonio, pertanto la carne come alimento era in qualche modo un’ammissione di fallimento: insuccesso che, probabilmente, incideva sul valore della carne come alimento per la società dell’Era Vichinga.

I maiali venivano allevati per la carne, e di solito venivano mandati a pascolare nella foresta nutrendosi dei frutti e delle bacche che riuscivano a trovare (nocciole cadute, per esempio quelle del faggio), soprattutto nelle aree meridionali della Scandinavia dove i suini potevano essere allevati allo stato brado per tutto l’anno. I maiali erano ottimi riciclatori di avanzi che convertivano in carne eccellente. Erano inoltre preziosi animali da macello per gli abitanti della città e per quelli di villaggi piuttosto numerosi, dove potevano essere chiusi in un recinto e nutriti con gli avanzi di casa, una pratica che iniziò in Scandinavia nell’Età Vichinga, in particolare nelle fattorie più grandi e nelle prime città.
In Islanda l’allevamento del bestiame era la maggior risorsa di cibo e la principale occupazione degli abitanti. I bovini sono stati i principali animali d’allevamento fino al XII secolo, quando il deterioramento climatico ha reso difficoltoso mantenere mandrie numerose di bovini, così che l’allevamento ovino prese il sopravvento, cosa che ebbe dirette ripercussioni sulle abitudini alimentari. In breve, nelle zone rurali d’età Vichinga, maiale e manzo venivano consumati approssimativamente in egual misura. Nel contesto urbano e monastico, i bovini rappresentavano il 60% della carne consumata, con maiale e montone che concorrevano all’approvvigionamento del 20% di carne ciascuno nella dieta.

Nell’Età Vichinga venivano allevati anche polli, oche e anatre, sia per le uova che per la carne.

Conservazione:

La conservazione della carne era piuttosto importante, e in quel periodo venivano adoperati diversi modi per preservare questo importante alimento, includendo l’essiccamento, l’affumicamento, la salatura, la fermentazione, la conservazione sotto scotta e, nella Scandinavia settentrionale, anche il congelamento. L’essiccatura rimane comunque il metodo più comune, dal momento che la carne essiccata poteva conservarsi per anni.
La fermentazione della carne come metodo per preservarla è un concetto piuttosto lontano per il moderno Occidente, ma era usato nel periodo vichingo e continua ad essere adoperato ad oggi in alcuni cibi tradizionali Scandinavi, come ad esempio il hakikarl (squalo fermentato) in Islanda, o le surströmning (aringhe in agro) nella Svezia del Nord. In generale, l’animale intero non sventrato o aperto veniva sotterrato, di solito in una buca, e lasciato fermentare in assenza di aria e ogni tanto utilizzando il sale.
Alcune zone più a nord della Norvegia erano talmente fredde e asciutte che essiccatura e affumicatura erano in assoluti i metodi di conservazione della carne preferiti. La conservazione sottosale veniva invece praticata saltuariamente nelle aree più a sud della Scandinavia come, ad esempio, la Danimarca.


Cacciagione:

Nonostante durante l’età Vichinga, si cacciasse e consumasse selvaggina, la quantità di cacciagione consumata era veramente scarsa se comparata a quella prodotta in ambito domestico, dato riscontrato dalla quantità di ossa ritrovate nelle cucine e nei rifiuti scoperti nella maggior parte della Scandinavia. Tuttavia nelle zone più settentrionali, come Norrland in Svezia, Troms in Finlandia e Nordland in Norvegia, la selvaggina era molto più importante e rappresentava una grossa parte, o addirittura la quasi totalità della carne consumata.
Daino, alce, renna e lepre erano i principali animali cacciati come fonte di nutrimento. E’ stato dimostrato che il cervo rosso era consumato a Jorvík e nel Danelaw, e ci sono riscontri riguardanti il consumo di carne di cervo a Jarlshöf nelle Shetlands. Orso, cinghiale e scoiattolo erano ugualmente cacciati ogni tanto. Soprattutto lo scoiattolo era l’animale cacciato maggiormente per la pelliccia, pertanto dovevano averne mangiati altrettanti.
A Jorvík e nel Danelaw, in Inghilterra, la selvaggina a carne bianca usata a scopo alimentare, includeva piviere asiatico (piviere dorato), pivieressa, fagiano di monte, piccione selvatico e pavoncella. A Dublino invece è stato scoperto il consumo dell’oca selvatica.


Prodotti Ittici:

E’ stato stimato dagli studiosi che più del 25% delle calorie nella dieta dei Norvegesi costieri proverrebbe, nelle annate normali, dal pesce. Le risorse ittiche nell’Atlantico fuori dalle coste scandinave erano (e continuano ad essere) estremamente ricche, fornendo merluzzo e merlango nero, mentre le acque dolci sarebbero state una fonte per il salmone. Anche i Norvegesi che vivevano più all’interno avevano accesso ad ampie quantità di pesce per la propria alimentazione, dal momento che gli abitanti delle coste commerciavano pesce in cambio di legname e altri beni. Anche i gamberi erano inclusi nell’alimentazione.
Nella Scandinavia Orientale il pesce era un alimento importante, con le aringhe catturate nel Bohuslän, appena fuori dalla Danimarca, e nel Baltico, e i salmoni nei fiumi e nei laghi. Altri pesci d’acqua salata mangiati in quel periodo includono scorpena, sogliola, molva, sgombro bastardo, sperlano e saithe.
C’è un indice che conferma il consumo di una discreta varietà di pesci e molluschi d’acqua dolce soprattutto a Jorvík (la moderna York) e nel Danelaw. La fauna d’acqua dolce comprendeva lasca, scardova e pagello con pesce rampicante e luccio come più comuni, e con maggiori reperti nei siti archeologici. Ci sono tracce di pesci estuari sia nell’Inghilterra che nei possedimenti vichinghi a Dublino, comprendenti ostriche, cozze, littorine, sperlano, anguilla, salmone e capesante.

Anche le balene furono un cibo importante durante il Periodo Vichingo. Nelle saghe sono spesso menzionati complessi conflitti nati dalle dispute riguardo la proprietà legale di un proprietario terriero sulla carne, il grasso e le ossa delle balene spiaggiate. E’ possibile che fosse assai raro l’uscita in mare di navi con l’intento di arpionare balene, e probabilmente solo l'Islanda e le isole Faroe usavano questo metodo di caccia alle balene. Esse  venivano infatti catturate anche in un altro modo: intrappolate in insenature e baie con entrate strette, dove venivano spaventate e arenate dalle navi, o colpite con frecce avvelenate.
Venivano cacciate anche focene e foche, di quest’ultime il prodotto principale era il grasso, mangiato in sostituzione del burro. A quanto pare la carne di foca invece non era una pietanza particolarmente apprezzata, ma era mangiata dai paesani poiché l’altra carne scarseggiava. Inoltre venivano consumati anche diversi tipi di uccelli di mare con rispettive uova.
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Macellazione di una balena spiaggiata.

Nella Scandinavia settentrionale, la condizione freddo-asciutta a livello climatico permetteva la conservazione del pesce genericamente per mezzo dell’essiccatura. Il pesce (per lo più merluzzo) veniva legato e lasciato penzolare da un’asta o da un ceppo “stock” e lasciato ad essiccare. Da qui deriva il termine “stoccafisso”, detto skreið ("pesce-affilato") in Norreno antico. Durante l’età Vichinga, lo skreið, duro come una roccia, veniva mangiato dopo essere stato a lungo percosso e battuto, al fine di romperne le fibre, e servito con del burro. Lo skreið divenne importante in un’altra leggendaria pietanza scandinava, che d’altra parte non è documentabile fino al 1553, ampiamente dopo la fine del periodo vichingo: si tratta del celebre lutefisk, in inglese “lye fish”. La ricetta più antica del lutefisk viene da un libro di cucina tedesco, Das Kochbuch von Sabina Welserin: “Per preparare il merluzzo essiccato, per Sua Grazia il Lord di Lindau, che è stato Vescovo di Costanza. Per prima cosa prendere dell’acqua di fiume e della cenere e aggiungere la soda caustica, che dovrà essere piuttosto forte, e mettervi a mollo il merluzzo essiccato. Lasciarlo in ammollo per un giorno e una notte, dopo di che scolarlo e versarvi sopra nuovamente la suddetta soluzione di soda caustica. Lasciarlo di nuovo in ammollo per un ulteriore giorno e notte, quindi posizionarlo in un tegame e sciacquarlo due- tre volte con acqua, in modo da togliere il sapore di soda al pesce. Dopo averlo messo in un tegame e aver versato dentro dell’acqua lasciar sobbollire lentamente senza mai arrivare ad ebollizione, altrimenti diventerà duro. Lasciate cuocere approssimativamente un’ora, dopo la quale condirete e salerete e irrorate con burro salato, prima di servire. Poteste anche accompagnare il piatto con della buona mostarda. Si dovrebbe anche battere molto bene il merluzzo essiccato prima di metterlo in ammollo"

Come la preparazione Vichinga dello skreið, il lutefisk era una tecnica che consentiva all’uomo di consumare lo stoccafisso notoriamente duro come una tavola, lasciando che la soda parzialmente corrodesse e quindi ammorbidisse il pesce.
Premettendo che il lutefisk non è un cibo nato nell’epoca Vichinga, ma diventato importante nel Medioevo come fabbisogno durante i digiuni, portò a una maggiore richiesta di pesce conservato, che poteva essere facilmente messo da parte e trasportato.


Frutta:

Prugne, susine, mele e more erano consumati abitualmente in tutti gli insediamenti Scandinavi del periodo Vichingo. I mirtilli erano un altro frutto piuttosto comune, a cui si aggiungono anche lamponi, sambuco, biancospino, ciliegie, visciolo, susine selvatiche, bacche di camemoro, fragole, mele selvatiche, cinorrodo (frutto di rosa canina) e sorbola selvatica.
Durante l’età Vichinga Scandinava, la frutta veniva conservata mediante essiccazione, mentre durante il Medioevo Scandinavo veniva mantenuta nel miele o nello zucchero. Durante il periodo medievale, alcuni frutti venivano importati, e vi sono testimonianze archeologiche, relative all’ambito medievale che dimostrano la presenza di fichi e semi d’uva.

La frutta in gheriglio era un’importante fonte di proteine. Le nocciole erano l’unico tipo che cresceva spontaneo in Scandinavia, dove fu consumato per tutto il periodo Vichingo. Le noci erano importate, anche nell’età Vichinga, e nel medioevo Scandinavo i cuochi facevano importare anche mandorle e castagne.


Verdure e Ortaggi:

I vichinghi consumavano una vasta varietà di verdure che crescevano negli orti come anche in natura. Alcuni vegetali scoperti a Jorvík o Dublino includono carote, pastinache, rape, sedano, spinaci, appio dolce, cavolo, rafani, fave e piselli. A Svenborg sulle Isole di Funden è stata trovata dell’indivia (o insalata belga). Altre verdure includerebbero barbabietola, angelica, funghi, porri, cipolle e semi commestibili. Arenaria lateriflora (moehringia lateriflora) e ghiande venivano talvolta usati come cibo di sussistenza, ma solo in caso di estrema necessità poiché erano decisamente disgustose.
Le verdure erano genericamente conservate per essiccamento.
Una scelta di semi veniva impiegata nella produzione di oli usati per cucinare, a Jorvík così come a Dublino. Suddetti oli potevano essere di semi di lino, di canapa e di rapa.


Latticini:

L’allevamento caseario ricopriva un’importanza primaria nel nord della Svezia, in Finlandia e in Norvegia, essendo le mucche il principale animale impiegato nella produzione di latticini o, in alternativa, il latte ricavato dalle capre. Durante il Medioevo, solo il pane e altri tipi di alimenti di derivazione cereale rimpiazzarono lentamente i latticini come alimento base per la maggior parte della popolazione, anche se in alcuni punti della Scandinavia i derivati del latte rimasero gli alimenti più importanti fino al diciannovesimo secolo.

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Spianatoia per formaggi, Lund, Svezia.

Il latte non era consumato abitualmente dal momento che veniva convertito in altri prodotti caseari che era possibile conservare per il consumo invernale, come ad esempio burro, panna, scotta, skyr (una sorta di ‘yogurt’), giuncata e formaggi (che solitamente erano abbondantemente salati per aiutarne la conservazione). Il latte fresco era visto principalmente come materia prima che doveva essere trattata, coagulata in skyr, che poteva essere conservato per mesi, o come formaggio fresco, mentre il siero ricavato come sottoprodotto veniva impiegato per la conservazione di carne o burro.
Il siero era impiegato quindi sia come salamoia per carni e pesce che come bevanda vera e propria. L’acido lattico contenuto nel siero agiva rallentando o bloccando la formazione di batteri, permettendo ai cibi di essere conservati più a lungo di quanto non farebbe per esempio metterli sott’aceto.


Pane e cereali:

Occasionalmente gli archeologi ritrovano i resti di semi di granaglie o pane sopravvissuti in siti dell'epoca vichinca, come il pane di Birka che vedete in figura. La maggior parte dei cereali ritrovati presenta segni di bruciature o è stata carbonizzata.

L'orzo era il cereale più comune in Svezia e Danimarca. La segale ha iniziato a diffondersi in Finlandia, Svezia orientale e in Danimarca fra il 1000 e il 1200, benché la sua produzione non si sia stabilizzata fino al tardo Medioevo. In Norvegia, avena e orzo erano coltivati in modo estensivo, mentre l'Islanda presenta tracce di coltivazioni di orzo e avena fino al 1150, quando il clima era sufficientemente mite da favorire l'agricoltura. Sono stati rinvenuti anche resti di frumento dalle zone di Jorvik, Birka, Oseberg e Dublino. Il riso veniva importato dall'Italia, sebbene in piccole quantità, il miglio e il grano saraceno comparivano solo occasionalmente sulla tavola dei vichinghi.

All'inizio dell'epoca vichinga sono state rinvenute alcune testimonianze di semina autunnale di segale, le quali indicano l'utilizzo di sistemi di rotazione delle colture nel sud della Scandinavia. Pare che fosse utilizzato un sistema di rotazione triennale, con la coltivazione di segale il primo anno, di orzo il secondo e il terreno a maggese nel terzo anno. Questo cerchio permetteva un uso ottimale della manodopera, poiché ogni campo restava a maggese un anno su tre.

L'orzo senza baccello veniva usato per un pane sottile e piatto, cotto su un fuoco all'aperto. Pare che, nella Svezia occidentale, si preferisse l'uso di avena per la produzione di porridge e pane. In Danimarca l'orzo veniva principalmente utilizzato per il porridge e la birra, mentre l'avena veniva data come mangime agli animali. Si pensa che la segale sia diventata il principale ingrediente del pane nel corso dell'età vichinga, ma ci vorranno ancora 500 anni affinché si abbiano testimonianze archeologiche di pane di segale nella Svezia centrale, e la segale non ha mai soppiantato l'orzo nel nord della Scandinavia.

La maggior parte dell'orzo raccolto doveva essere utilizzato per preparare la birra, la parte restante veniva utilizzata per il pane e altre preparazioni. Il porridge o farina d'avena o grano frantumato era un alimento molto diffuso presso le famiglie di contadini e si ritiene che fosse il piatto di maggior consumo nell'età vichinga. Durante la settimana, il grano per il porridge doveva essere semplicemente cotto in acqua eppoi mangiato: in occasioni particolari, il porridge poteva essere cotto con il latte e mangiato col burro.

Resti di pane sono stati rinvenuti in diversi siti dell'età vichinga, principalmente in Svezia (in modo speciale a Birka e Helgo, nella regione centrale) ma alcuni anche in Danimarca. Queste miche sono piccole, sottili e hanno l'aspetto di biscotti; alcune hanno un buco centrale, permettendo così di essere appese a corde o a bastoni di ferro o bronzo. L'impasto è generalmente composto da due diversi cereali, uno dei quali era quasi sempre l'orzo. La proporzione di cereali usati per il pane corrisponde approssimativamente alla proporzione in cui questi venivano coltivati. Si ritiene che le pagnotte di Birka fossero state cotte su una piastra o su un piano di ferro. Apparentemente i forni per la cottura del pane non erano molto diffusi, e alcuni studiosi ritengono che i forni si siano sviluppati come effetto dell'incremento delle coltivazioni di segale nella Scandinavia meridionale.

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Macina in pietra per il grano.

I ritrovamenti a Birka suggeriscono che le più comuni tipologie di pane fossero realizzate con una mistura di orzo con alcuni tipi di frumento, benché il pane potesse anche contenere altri tipi di grano, come farro, avena, semi di lino, o anche germogli di piselli. Le fonti scritte indicano che l'avena era considerata mangime per animali, ma una scoperta ad Hamar, Norvegia, mostra che l'avena venisse anche utilizzata occasionalmente per il pane in farina d'avena, oltre che per la preparazione del porridge.

Il grano doveva essere macinato prima di diventare pane o porridge. Le macine a mano usate nella Scandinavia dell'età vichinga erano piatte, in pietra, e la sommità presentava un manico laterale, mentre il grano veniva inserito in un foro centrale. Macinare il grano era un compito faticoso, laborioso e il più delle volte veniva riservato ai thrall o agli schiavi.


La preparazione della carne:

Gli uomini dell'età vichinga erano responsabili della macellazione e della caccia di animali da carne, ad ogni modo le donne si occupavano della preparazione e della conservazione o della cottura della carne. Le saghe menzionano che talvolta le donne dovevano stare alzate tutta la notte per finire di spolpare la carne dopo la macellazione.

Una particolare casa da cucina o era utilizzata specialmente soðhús durante la macellazione: in questa struttura la carne veniva messa a cuocere in un calderone detto soðketill.

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Calderone in ferro dal Telemark, Norvegia.

La carne veniva generalmente bollita, spesso la cottura avveniva in calderoni in argilla o pietra saponaria. Benché l'arazzo di Bayeux presenti scene con uccelli cotti allo spiedo, presso i popoli norreni pare che la bollitura fosse preferita ad ogni altro metodo di cottura della carne. Questa teoria viene supportata dalla saga degli Sturlungar, nel passo in cui i briganti arrostiscono una mucca su uno spiedo posto sul fuoco: l'autore della saga ritiene necessario precisare che abbiano cotto così la carne poiché non avevano a disposizione alcun contenitore per metterle a bollire.

La bollitura delle carni richiedeva calderoni molto capienti, oltre a forchette da carne utilizzate per infilzare la carne e sollevarla, togliendola così dal contenitore di ebollizione.

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Forchetta da carne

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Scena dall'arazzo di Bayeux, notare gli spiedi con piccoli uccelli arrosto che vengono serviti.

Le Bevande:

I vichinghi hanno fama di essere stati grandissimi bevitori, perennemente ubriachi e sempre pronti ad azzuffarsi fra di loro.
Nel Hàvamàl (Edda poetica) è il dio Odino a mettere in guardia l'uomo dai pericoli dell'ebbrezza, descrivendo la necessità di richiamare il proprio ingegno, di non farsi offuscare la mente dall'alcol.
Le parole “ale” e “beer” che nell'inglese di oggi sono diventate sinonimi, in epoca norrena indicavano due bevande diverse: la birra (ealu in Old English, e öl in Antico Norreno) veniva prodotta con la fermentazione dell'orzo, unico cereale presente in Islanda fino al XIV secolo, mentre il termine björr (Old English beor) indicava le bevande dal sapore dolce, quindi il sidro.

Birra (öl):


Il processo di produzione della birra era molto difficoltoso nella società vichinga, e ne troviamo rare menzioni nelle saghe norrene. Esso ha maggiore fortuna in età cristiana dove ad alcuni santi islandesi vengono attribuiti miracoli sulla produzione di birra.

Ricette:
Non ci sono pervenute ricette scritte per la produzione della birra, tuttavia non è improbabile che corrispondessero (a grandi linee) con quelle ancora oggi usate dai contadini del Voss.
Si mettono dei sacchi d'orzo in un corso d'acqua debole, lasciandoli lì fino a quando l'orzo non inizia a germogliare, dopo di che i sacchi vengono portati in un essiccatoio, dove avviene la trasformazione dell'orzo in malto.
Il malto viene macinato e messo in delle tinozze di legno assieme ad acqua calda, la mistura viene poi filtrata usando rami di ginepro (con tanto di bacche con funzione aromatizzante) posti a riempire le nuove tinozze dove verrà versato il mosto e messo sul fuoco.
Quando il liquido raggiunge l'ebollizione viene aggiunto un lievito multi ceppo batterico che induce la fermentazione.
La birra ottenuta da questa ricetta ha una gradazione sui 10°, un marcato sapore di malto, una corposità sciropposa e un notevole retrogusto di ginepro; ad ogni modo pare che i norreni aggiungessero diversi agenti erbacei (come Chrysanthemum balsamita, Glechoma hederacea, Myrica gale, Marrabium vulgare, Achillea millefolium) o misture di erbe (gruit) che accentuassero l'amarezza o aggiungessero aromi, anche se lo scopo primario (come nel caso del ginepro) era quello battericida finalizzato anche a conferire una maggiore durevolezza al prodotto.

Ruolo della donna:
La fermentazione faceva generalmente parte del lavoro delle donne nell'Islanda medievale e, molto probabilmente, era lo stesso nella Scandinavia d'età vichinga, come dimostra una saga nella quale un re, per risolvere la gelosia fra due mogli, disse che avrebbe scelto quella che avrebbe prodotto la birra migliore; un'altra testimonianza proviene dal monastero svedese di Vadstena dove l'illustrazione d'un codice raffigura una donna sopraintendere l'attività.
La pratica della fermentazione richiedeva il focolare e pare avvenisse nel periodo precedente a Natale (Yòl) e poteva necessitare l'aiuto d'un responsabile uomo (ræðismaðr) sempre controllato da una governante donna (húsfreyja).

Vino:


Sicuramente era la più costosa (e disgustosa) bevanda prodotta in Scandinavia, e per lungo tempo rimane un'esclusiva ecclesiastica legata alle funzioni.
Le condizioni climatiche delle terre scandinave non permetteva la coltivazione della vite, per cui pare che il vino prodotto fosse a base d'una miscela di bacche rosse e di linfa di betulla: l'archeologia dimostra che il vino d'uva veniva invece importato dal Rhineland, come confermano i ritrovamenti di anfore (h: 35-61 cm, d: 32-51cm) a Jorvik e Dorestad.
Le saghe testimoniano l'elevato costo di questa bevanda, considerata degna solo di saggi e ricchi, come del resto dimostra il fatto che il dio Odino fosse un amante del vino (Edda poetica, Grimnismàl, 19).

Idromele (mjöð):


Tradizionalmente accostata agli antichi poemi eroici, l'idromele era la bevanda delle grandi occasioni, per il tempio e le cerimonie; l'importanza di questo prodotto ci è nota dalla possibilità, nell'Inghilterra medievale, di pagare penali e sanzioni in miele anziché in moneta.
L'apicoltura nel Nord Europa era basata su alveari artificiali costruiti con ceste di paglia spiraliformi che, non avendo arnie rimovibili, per essere svuotate richiedevano lo sterminio della colonia di api, cosa che generalmente avveniva accendendo un fuoco con lo zolfo sopra l'alveare oppure allagando la cesta.
Una volta sterminata la colonia, l'apicoltore tagliava la parte del favo contenente il miele, poi rimuoveva quella con le larve e, infine, la cera. Una volta estratto, il miele veniva posto ad asciugare in una borsa di stoffa: il miele di qualità bassa era quello ottenuto tramite la spremitura del favo e della borsa.
Riportiamo infine l'indovinello 25 del Codice Exeter, la cui risposta è proprio “idromele”.

Sono il tesoro di un uomo, preso dalle foreste,
I picchi (dei dirupi), i pendii, le valli, le gole;
Di giorno le ali mi sorreggono nell'aria vivace,
Mi fanno scivolare riparato da una dolce tettoia.
Presto un uomo mi porta ad una vasca. Lavato,
Sono il "legatore" e flagello degli uomini, demoralizzo
I giovani, devasto i vecchi, tolgo linfa alla forza.
Presto scoprirà chi lotta con me
Il mio scatto feroce - tempesto gli sciocchi
Brucio il terreno. Derubato della forza
Imprudente nel parlare, un uomo non conosce potere
Su mani, piedi, mente. Chi sono io che lego
gli uomini nella terra di mezzo (midgardr), accecandoli di rabbia?
I folli riconoscono il mio oscuro potere dalla luce del giorno.

Bibliografia:

http://www.vikinganswerlady.com/food.shtml

http://www.vikinganswerlady.com/drink.shtml

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