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Introduzione storica:

Le scorrerie vichinghe del IX secolo misero i razziatori in contatti regolari con le economie monetarie dell'Europa Occidentale. L'impero carolingio aveva una forte e centralizzata attività di coniatura, che era stata introdotta da Carlo Magno attorno all'epoca della prima razzia (Lindisfarne 793). Benchè l'impero fosse stato diviso dopo l'840, la tradizione di una coniatura in argento continuava presso i piccoli regni in cui s'era frammentato l'impero.

I principali regni anglosassoni possedevano una propria monetazione: East Anglia, Kent, Mercia e Wessex coniavano tutti monete in argento, benché la coniatura del Kent sparisca dalla circolazione nel momento in cui il regno viene assorbito dal Wessex nel secondo decennio del IX secolo. Anche la Northumbria coniava monete, ma stranamente queste erano principalmente in rame e bronzo, con un valore decisamente inferiore.

Money leadweight.jpg

Peso da bilancia con moneta anglosassone incastrata sopra

Sia in Inghilterra che in Europa Continentale, i signori locali erano soliti pagare regolarmente un tributo ai razziatori vichinghi affinchè questi non saccheggiassero le loro terre: l'idea del Danegeld, oggi, viene prevalentemente associata al regno di Ethelred II (978 – 1016), la cui politica di pagare i vichinghi piuttosto che del combatterli non ebbe riscontri positivi e sfociò nella conquista dell'Inghilterra ad opera di Svein Forkbeard e Canuto. Questi pagamenti erano già diffusi nel IX secolo, e sia le cronache anglosassoni sia quelle dei Franchi riportano diversi riferimenti a sovrani che “fanno pace” coi razziatori. “Fare pace” era un educato modo di dire “pagarli per essere lasciati in pace”, e poteva

costare ingenti somme come le 7000 libbre pagate da Carlo il Calvo nell'845. Persino Alfredo il Grande, più famoso per la sua resistenza in armi, fu spinto a “fare la pace” in almeno un'occasione. Dalla fine del IX secolo, in Inghilterra si diffondono dei piccoli pesi con monete anglosassoni incastrate sopra. Questi venivano probabilmente usati dai vichinghi per pesare i pagamenti in moneta.

Le prime produzioni:

L'idea della coniatura non era difficile da comprendere e, una volta che i razziatori vichinghi ebbero iniziato a insediarsi in Inghilterra negli ultimi decenni del IX secolo, iniziarono le coniature di colonizzatori norreni: nonostante questo, le monete restarono oggetti grande valore, e la maggior parte della popolazione non ne avrebbe mai posseduta alcuna. L'utilizzo del conio avrebbe potuto essere molto più conveniente di altre forme di pagamento, ma questi continuarono ad essere prevalentemente basati sul peso totale e sulla qualità dell'argento, che non sul numero delle monete.

Money penny athelstan69.jpg

Moneta in argento di Athelstan/Guthrum, in imitazione del conio a due registri di Alfredo il Grande

Il motivo per cui i vichinghi iniziarono a battere monete fu prevalentemente politico e culturale, più che economico. Come molti invasori “barbari”, i vichinghi erano interessati agli usi delle popolazioni invasi e volevano imitarli: battere moneta era uno dei diritti associati all'autorità regale cristiana nell'Europa del primo Medioevo. Gli stessi Anglosassoni avevano adottato la coniatura nel momento in cui si erano convertiti al Cristianesimo, e i vichinghi fecero lo stesso.

La maggior parte delle prime tipologie monetali vichinghi erano imitazioni di più note coniature: ciò è tipico delle società che adottano l'idea di coniatura da civiltà confinanti. Uno dei principali modelli monetali del Danelaw fu, naturalmente, il conio di Alfredo il Grande del Wessex, il più potente signore delle isole britanniche. Molte monete provenienti dal sud del Danelaw recavano il nome di Alfredo piuttosto che quello dell'autorità che le aveva fatte battere. In East Anglia, il vichingo Guthrum, figlioccio di Alfredo, mise in circolazione monete che copiavano l'estetica di quelle di Alfredo, ma recavano inciso il suo nome di battesimo: Athelstan. Altri modelli estetici monetali furono copiati dal conio di Bizantini e Franchi, ricordandoci altri popoli con cui i vichinghi erano entrati in contatto.

Monetazione in Inghilterra:

Il collegamento fra la coniatura delle monete e l'autorità regale è palese nelle monete dei sovrani vichinghi nelle isole britanniche.

Ericbloodaxecoin.jpg

Monete in argento di Erik Bloodaxe: si noti la differenza fra l'inconografia della spada (sx, più tarda) e quella della croce (dx, risalente agli anni 947-48)

Quasi tutte le monete che presentano il nome di un capo sono state coniate nel nome di sovrani, piuttosto che di jarl. L'eccezione è un raro conio datato circa al 900 nel nome di Sihtric Comes (Jarl Sihtric), di cui abbiamo solo una manciata di reperti. Questo potrebbe non essere sorprendente, ma le cronache anglosassoni dichiarano che gli eserciti vichinghi erano guidati tanto spesso da jarl che da re. Inoltre, quando la coniatura dai sovrani vichinghi fuori dall'Inghilterra, sulla fine del X secolo, gli jarl delle Orcadi non batterono moneta, benché essi fossero almeno tanto forti quanto i re di Dubliano e dell'isole di Man, i quali battevano moneta.

E' evidente che le monete del Danelaw presentano un gran numero di simboli cristiani. Alcune riportano la croce cristiana, altre iscrizioni cristiane come “DOMINUS DEUS REX” o “MIRABILIA FECIT”, altre sono state coniate in nome di San Pietro a York e di San Martino a Lincoln. I modelli non sono tutti esclusivamente cristiani, tuttavia essi suggeriscono una certa tolleranza religiosa: alcune monete coniate nel nome di San Pietro presentano il martello di Thor accanto al nome del santo.

Interessante da questo punto di vista è il conio di Eric Bloodaxe, re di Jorvik (947-48 e 952-954), figlio Harald Fairhair: in Inghilterra governò Jorvik (York) in qualità di re tributario per conto della dinastia del Wessex, dalla quale fu spodestato nel 948. Tornò quattro anni dopo per riconquistare la città e, dopo un breve regno, morì in battaglia: Jorvik fu assorbito nel nascente regno di Inghilterra.

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Moneta di Olaf Guthfrithsson, si noti il particolare del corvo/aquila.

Le monete di Eric mostrano il cambiamento delle sue relazioni con la dinastia Anglosassone del Wessex: le prime presentano infatti una piccola croce sia sul diritto che sul rovescio, come la monetazione anglosassone di quel periodo, mentre quelle successive mostrano una spada vichinga. La spada era il simbolo di San Pietro , ed era stata precedentemente utilizzata sulle monete vichinghe coniate in nome del santo, ma era anche il simbolo della guerra e della conquista e poteva avere quindi un significato politico in vista della riconquista di York.

Una tipologia monetale attribuita a Olaf Guthfrithsson di York (939-941) mostra un uccello che è stato spesso identificato come uno dei corvi di Odino, ma esso potrebbe benissimo essere anche un'aquila, simbolo di San Giovanni l'Evangelista, e l'immagina potrebbe essere stata appositamente scelta per essere apprezzata sia dai cristiani che dai pagani. Qualunque sia il significato del simbolismo religioso delle monete di Olaf, esse mostrano chiaramente l'identità scandinava. Mentre la maggior parte della monetazione anglo-scandinava presenta iscrizioni in latino come il conio anglosassone e franco, le monete di Olaf recano la seguente epigrafe “ANLAF CUNUNC” (konungr), che in antico norreno significa “Per re Olaf”, e l'uso di questa lingua potrebbe essere un manifesto di indipendenza vichinga.

Monetazione scandinava:

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Diritto e rovescio di una moneta svedese (Re Olof)

Monete straniere, specialmente dihram islamici in argento, sono note in Scandinavia dalla prima età vichinga. Queste circolavano insieme ad altre forme di lingotti d'argento, ma le riserve di questo metallo si esaurirono a oriente verso la fine del X secolo. Questo è uno dei motivi per la nuova ondata di razzie vichinghe a occidente dall'ultimo ventennio del X secolo in poi. L'Inghilterra era particolarmente ricca e il sovrano Ethelred II trovò più semplice pagare i vichinghi piuttosto che reclutare un'armata per combatterli. Questa politica portò un copioso afflusso di monete anglosassoni in Scandinavia, e questo

afflusso continuò come risultato dei commerci durante il regno di Canuto e dei suoi figli.

Allo stesso tempo, il modo di pensare occidentale stava affluendo in Scandinavia. Questo comprendeva le stesse idee della cristianità e del diritto regale che i coloni vichinghi avevano adottato in Inghilterra. L'arrivo di tali idee confluisce con la graduale unificazione dei piccoli regni in cui erano divise Danimarca, Norvegia e Svezia: questi cambiamenti si riflettono nell'adozione di una coniatura regale in tutti e tre i regni a partire dall'ultimo decennio del X secolo. Svein Forkbeard, Olaf Tryggvasson di Norvegia e Olof il re tributario di Svezia iniziarono a battere moneta con i loro nomi e titoli, imitando il conio di Ethelred II. Prima di tutto ciò, vi era una scarsa e anonima coniatura in Danimarca, ma non vi erano monete precedentemente prodotte in Norvegia o in Svezia.

Il destino della coniatura cambia di regno in regno: in Norvegia, la coniatura non riuscì a imporsi con forza fino al regno di Harald Hardrada (1047-1066); d'altra parte, la coniatura svedese iniziò bene, ma crollò verso il 1030 quando il regno si frammentò e ricadde nel paganesimo. Indubbiamente la produzione che ebbe più successo fu quella danese, la quale iniziò con abbondanti coniature sotto Svein Forkebeard e si stabilizzò quando Cnut unì i regni di Danimarca e Inghilterra. Come in Inghilterra, i centri di coniatura furono costruiti in un numero di città nel regno, e queste crebbero fino a diventare centri di potere sia per il re che per la chiesa.

Bibliografia:

Archeological Institute of America, vol. 65, n. 2

The British Museum: Silver penny of Anlalf Guthfrithsson - http://www.britishmuseum.org/explore/highlights/highlight_objects/cm/s/anlaf_guthfrithsson_penny.aspx

The British Museum: Silver penny of Eric Bloodaxe - http://www.britishmuseum.org/explore/highlights/highlight_objects/cm/s/silver_penny_of_eric_bloodaxe.aspx

Gareth Williams in BBC History - Viking Money - http://www.bbc.co.uk/history/ancient/vikings/money_01.shtml

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