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Funzione del matrimonio:

In ogni cultura il matrimonio ha come funzioni principali il controllo dell’attività sessuale e/o della riproduzione e la formazione di alleanze socioeconomiche all’interno del gruppo; in Scandinavia i margini di una decente condotta sessuale erano piuttosto ampi, eppure come in parecchie società antiche la donna ideale si manteneva casta prima del matrimonio e fedele dopo di esso. Gli insulti più comuni rivolti alle donne nell’Edda poetica mirano a colpirle proprio in quest’area, accusandole di adulterio, incesto ed altre pratiche sessuali illecite. C’era un’ottima ragione per quest’insistenza sulla castità femminile: una fanciulla non sposata costituiva un oggetto di scambio per mezzo del suo prezzo da sposa, nonché l’aggancio per interessanti alleanze, inoltre il matrimonio era un modo efficace di contenere la nascita di figli illegittimi, che potevano rappresentare un vero e proprio attentato alle finanze della famiglia della donna.

Non per questo, tuttavia, le donne scandinave si limitavano al sesso intraconiugale. Le donne che decidevano di non aver figli non incorrevano in sanzioni legali, ma si consigliava di non accettare eredità a quelle che intrattenevano rapporti extraconiugali; qualora una donna venisse sedotta o stuprata non veniva discriminata, e questo la proteggeva dallo sfruttamento sessuale.

L’unica limitazione per un uomo interessato al sesso extraconiugale era il pagamento di una piccola multa per il fatto di dormire con una donna che non era la moglie. Le schiave e le concubine erano piuttosto comuni e soprattutto era molto vantaggioso per una concubina di rango inferiore intrattenere rapporti con un uomo di condizione sociale più elevata.

Fondamentalmente comunque la donna era una merce di scambio per instaurare o rafforzare alleanze fra più famiglie, e spesso fungevano da vere e proprie “promesse di pace”, doni di riconciliazione: questo ruolo delle donne come “portatrici di pace” che, attraverso la procreazione, intrecciavano insieme il sangue delle due tribù in guerra è un topos della letteratura germanica e quindi di quella anglo-sassone.

Amore, corteggiamento e poesia:

Essendo i matrimoni scandinavi combinati, non c’era molto interesse nello sbocciare dell’amore in sé prima del matrimonio: in ogni saga si ritrovano locuzioni che indicavano esattamente che “il loro amore iniziò a crescere” e che “il loro matrimonio cominciò ad andar bene”. Dagli sposi in effetti ci si aspettava che riuscissero a creare un rapporto forte e sicuro dopo le nozze, lavorandoci giorno dopo giorno.

Generalmente non veniva richiesta nemmeno l’approvazione dello sposo, figurarsi della sposa: la legge non la richiedeva, essendo lei rappresentata nei negoziati prematrimoniali dal suo fastnandi, che si preoccupava di curare i suoi interessi. Nel caso di una fanciulla il fastnandi era il padre, il fratello qualora il padre fosse morto o un altro parente maschio in assenza di entrambi; se la donna fosse stata già sposata in precedenza, sarebbe stata rappresentata dal figlio qualora avesse già compiuto sedici anni, il genero, il padre, il fratello o addirittura la madre, nello sventurato caso in cui nessuno dei precedenti fosse ancora in vita.

Ciononostante, le saghe riportano anche l’usanza di richiedere se non il consenso, il parere della donna prima di prometterla in sposa, poiché le donne di cui veniva ignorato il pensiero di norma esprimevano tutta la loro frustrazione.

Ed in ogni caso le ragazze di solito accettavano di buon grado la scelta dei loro padri, poiché loro e le loro famiglie erano tutelate anche dalla possibilità di divorziare qualora il matrimonio si facesse insopportabile.

Alle vedove, ad esempio, veniva garantito il diritto di scegliersi il compagno.

Se una donna veniva rappresentata dai fratelli e questi non fossero pervenuti ad una decisione comune, la sposa poteva far valere le proprie istanze. Se i fratelli di una ragazza fossero stati scoperti a tramare in modo da non far sposare la sorella, questa avrebbe potuto sposare il terzo pretendente che i suoi congiunti avessero rifiutato.

Di certo, alcuni Scandinavi conobbero l’amore appassionato e totalizzante che ancora oggi viene immortalato dalla poesia e dalla musica. Essi lo chiamavano inn mátki munr, “la potente passione”. Saxo Grammaticus riporta la commovente dichiarazione d’amore di un uomo sul punto di essere impiccato:

Ci sarà un’unica fine per noi due;

un unico legame dopo le nostre promesse;

ed il nostro amore non morirà senza scopo.

Felice mi dichiaro per aver avuto la gioia di una consorte come te,

non mi presenterò da solo dinanzi agli dèi del Tartaro.

Perciò permetti alla fune di allacciarsi e stringersi intorno alla mia gola;

l’angoscia finale porterà con questo solo piacere,

poiché mi resta la certezza di un amore sempre rinnovato,

e la morte darà prova di nascondere le proprie delizie.

Ogni mondo contiene gioia

e nelle regioni gemelle i resti delle nostre anime unite

Conquisteranno la fama della nostra giusta fedeltà l’uno all’altra.

Gli skaldi componevano anche mansongr, “canti per le fanciulle” o poesie d’amore, sebbene chi le componeva fosse dichiarato automaticamente fuorilegge e potesse venire addirittura giustiziato. Il problema in quei tempi era il timore indotto dal supposto potere acquisito da una donna immortalata da appassionati versi d’amore. Per cui la dea Freya proteggeva i mansongar, ma le donne mortali dovevano stare molto attente: una poesia d’amore era vista come un vero attentato alla reputazione della donna, poiché suggeriva che il poeta potesse avere avuto una relazione piuttosto intima con lei. Ed in una società in cui la reputazione di una donna ricadeva sull’intera famiglia alle sue spalle…

La regola più importante nel corteggiamento, benché non scritta, era che meno il promesso sposo riusciva a vedere della ragazza, maggiori probabilità di rimanere vivo aveva. Se un pretendente attento fosse stato scoperto a rallentare i negoziati prematrimoniali, i parenti della sposa sarebbero stati rapidissimi a reclamare soddisfazione tramite il sangue, poiché era quasi certo che i fidanzati si incontravano di nascosto.

Negoziare il matrimonio:

Una volta concordato il matrimonio attraverso una stretta di mano alla presenza di vari testimoni, occorreva determinare il bruðkaup, ossia il prezzo della sposa.

Questo consisteva di tre parti: allo sposo spettavano il mundr ed il morgengifu, alla famiglia della sposa l’heiman fylgia. Il mundr era il prezzo vero e proprio della sposa, almeno a quanto attestano le fonti: era un pagamento al padre della sposa per il controllo del mundium – che in latino stava ad indicare il diritto alla protezione ed alla tutela legale che spettava al genitore sino alle nozze della figlia. In teoria doveva equivalere il valore della dote (heiman fylgia) della sposa, ed in ogni caso non poteva essere inferiore alle otto once d’argento in Islanda ed alle 12 once in Norvegia. Questo pagamento minimo era necessario nella società vichinga a dimostrare che l’uomo era in grado di provvedere al sostentamento della moglie e dei futuri figli in seno alla coppia – ed inoltre costituiva una sorta di ricompensa per la famiglia che si trovava a perdere parte della sua forza-lavoro.Il mundr andava pagato il giorno delle nozze, ma di solito l’arrha (parte di esso) era consegnato durante le trattative come garanzia.

Durante i negoziati andava stabilita anche l’entità della seconda somma da pagare: il morgen-gifu, o “dono del mattino”.Questo “dono” andava consegnato alla sposa in relazione alla disponibilità sessuale dimostrata al marito durante la notte o alla sua verginità, nel caso di una fanciulla. Andava da un minimo di 1/3, alla metà, sino all’intero valore della sua dote. C’è da ricordare soprattutto che la gravidanza era il rischio maggiore che una donna potesse ritrovarsi a fronteggiare nella sua vita. Di solito il morgen-gifu era formato da abiti, gioielli, mobilio, bestiame, schiavi, ma molto spesso anche di terre e proprietà varie. Il morgen-gifu più consistente della storia viene registrato da Saxo Grammaticus, che ci ricorda di come re Gormr donò alla sposa Þyri l’intera Danimarca!

L’ultimo dono legato alle nozze era l’heiman fylgia, una vera e propria buonuscita dal seno della famiglia paterna (lett.: “accompagnamento fuori di casa”). Questa dote rappresentava la porzione di eredità che spettava alla ragazza: era il marito ad amministrarla, ma non poteva in alcun modo sperperarla, né utilizzarla per ripagare i propri debiti; nel caso in cui il marito si fosse trovato nei guai con la giustizia ed i suoi beni fossero stati confiscati, la dote rimaneva legalmente della moglie. Costituiva la base del sostentamento per la donna ed i figli nati all’interno del matrimonio qualora fosse rimasta vedova e le veniva restituita per intero in caso di divorzio.

Organizzare il matrimonio:

Scegliere la data delle nozze:

Tradizionalmente, le nozze vichinghe si celebravano di venerdì, giorno sacro alla dea Freya. Il periodo dell'anno dipendeva invece dalle condizioni climatiche. I mesi invernali, in particolare, presentavano una serie di difficoltà: in primis, perchè il maltempo rendeva difficili gli spostamenti, impedendo ad ospiti e testimoni di raggiungere il luogo in cui si sarebbero celebrate le nozze; secondariamente, perchè la durata dell'evento - circa una settimana - richiedeva una abbondanza di provviste che sarebbero state difficilmente disponibili nel periodo lontano dalla stagione del raccolto. Infine, perchè la legge esigeva che gli sposi bevessero la bridal-ale, di solito idromele, per un intero mese - la famosa luna di miele! Quindi serviva miele in grandi quantità. Considerando tutti questi fattori, il periodo tradizionalmente più favorevole era tra la fine dell'estate e i primi mesi dell'inverno.


Preparazione per la cerimonia nuziale:

l matrimonio, in quanto rito di passaggio, obbligava gli sposi a sottoporsi ad una adeguata preparazione. Questa aveva il duplice scopo di cancellare la precedente condizione di adulti non sposati, e di prepararli ai rispettivi nuovi ruoli. La preparazione era ancora più estrema nel caso in cui la sposa si accingesse a passare non solo da donna a moglie, ma anche da vergine a madre.


La Sposa:

Prima del matrimonio, la sposa veniva sequestrata da un gruppetto di assistenti, tutte di sesso femminile, probabilmente la madre e altre donne sposate. Come simbolo della perdita della condizione di vergine, alla futura sposa venivano strappati via di dosso gli abiti indossati, insieme a tutti gli altri simboli tipici del suo status precedente di nubile (come ad esempio il kransen, un cerchietto dorato che era indossato dalle ragazze scandinave di buona famiglia e che era anche una prova di verginità. In questi casi, il kransen veniva rimosso in modo solenne da una delle assistenti della sposa e poi riposto in un fazzoletto che la sposa stessa avrebbe consegnato alla sua prima figlia).

Il passo successivo nella preparazione della sposa era una visita alla bath house, l'equivalente scandinavo della sauna Finlandese, dove la attendevano una vasca di legno colma d'acqua, del sapone per pulirsi e una stanza satura di vapore. Questo era prodotto spruzzando acqua su alcune pietre riscaldate. E mentre la sposa si bagnava col vapore, le sue collaboratrici la schiaffeggiavano con mazzetti di ramoscelli di betulla, per favorire la traspirazione. Il bagno di vapore era un atto profondamente simbolico che rappresentava sia il "lavaggio" della condizione di vergine che la purificazione necessaria ad affrontare il rituale religioso previsto per il giorno successivo. Mentre "cuoceva" nel bagno di vapore, le assistenti la istruivano sui sui nuovi doveri di moglie e sulle osservanze religiose che una donna sposata era tenuta ad osservare, il tutto condito da alcuni buoni consigli per vivere felice con un uomo. Il passo finale del bagno di vapore prevedeva un tuffo in acqua gelida. L’abitudine tipicamente nuziale di aggiungere erbe, fiori o oli all'acqua, aveva sia lo scopo di profumarla che di aggiungere al rito di purificazione quella potenza magica associata alle capacità afrodisiache, e benefiche alla fertilità, caratteristiche di quegli additivi.

La preparazione si concludeva facendo indossare alla sposa l’abito previsto per a cerimonia; questo non era di tipo speciale come invece accade negli odierni matrimoni. I capelli erano lasciati sciolti: la cerimonia nuziale era infatti l'ultima occasione in cui li avrebbe portati non legati e non coperti. Per rimpiazzare il kransen che indossava come segno di verginità, la sposa avrebbe indossato la corona nuziale, un cimelio di famiglia custodito dai suoi parenti e indossato solo durante le feste nuziali. Secondo una teoria moderna, la corona nuziale era fatta d'argento, con punte che terminavano in foglie di trifoglio, addobbate con nastri di seta rossi e verdi e/o con una ghirlanda di fiori.


Lo Sposo:

Come la sposa, anche lo sposo avrebbe dovuto affrontare la stessa preparazione caratteristica dei riti di passaggio, comprendente il distacco dall'identità precedente e la sua successiva cancellazione. Gli assistenti dello sposo sarebbero stati suo padre, i suoi fratelli che avevano già preso moglie e altri uomini sposati. Dato che i maschi scandinavi non indossavano nulla che attestasse la loro condizione di scapoli, la distruzione simbolica della vecchia identità seguiva una procedura diversa da quella della sposa. Lo sposo doveva recuperare la spada appartenuta a un antenato deceduto, da usare più avanti nel corso della cerimonia nuziale. In molte saghe si fa riferimento a tumuli di terra e pietre che vengono scavati per recuperare la spada di uno degli antichi eroi di famiglia, da consegnare successivamente al primogenito in odore di nozze. Questo era considerato un rituale potentissimo: attraverso la discesa nel tumulo, l’uomo si separava dalla propria condizione di scapolo, per riemergere - in una forma di resurrezione simbolica - come sposo. Se il tumulo appropriato non era disponibile, la spada degli antenati veniva nascosta dai parenti dello sposo in un falso tumulo. Questo espediente avrebbe fornito allo sposo l'opportunità di confrontarsi con aptrgangr - un uomo vestito come un fantasma - del suo predecessore: questi gli avrebbe ricordato la storia delle sue imprese e di quelle della sua famiglia o casata, assieme all'importanza della tradizione e alla necessità di salvaguardare la linea di sangue della sua stirpe. Alternativamente, la spada che lo sposo doveva recuperare poteva essere ottenuta da un parente in vita.

Indipendentemente da come otteneva la spada, anche lo sposo doveva recarsi alla bath house, come la futura moglie aveva fatto prima di lui. Là, si sarebbe “lavato di dosso” la condizione di scapolo, e purificato per la cerimonia nuziale. Le istruzioni, come futuro marito e padre, che gli sarebbero giunte per bocca dei suoi assistenti, citavano fonti come l'Hamaval, che consigliava i giovani maschi sui rapporti con le donne, ammonendoli sulle loro maniere capricciose e suggerendo come ottenere il loro amore.

Dopo il bagno, lo sposo veniva vestito per la cerimonia. Ancora, non esisteva un abito speciale: l’importante era che portasse con sè la spada ottenuta nella fase di preparazione, insieme a un martello o un'ascia, simboli di Thor che rappresentavano la sua supremazia all’interno della coppia e che erano di buon auspicio per un duraturo e felice matrimonio.


La cerimonia nuziale:

Conclusi i preparativi, il matrimonio vero e proprio veniva celebrato nel giorno di Frigga, Venerdì. Come prima cosa, si provvedeva allo scambio della dote e del mundr alla presenza di testimoni. Sistemata la parte economica, la cerimonia religiosa poteva avere inizio. Questa si teneva all'aperto o al più in un boschetto considerato sacro per qualche motivo; ciò garantiva una maggiore visibilità agli invitati e ai testimoni, oltre che essere il luogo più indicato per invocare le divinità della fertilità e del matrimonio. La sposa veniva accompagnata alla locazione prescelta dal corteo nuziale: in testa vi era un giovane consanguineo incaricato di portare la spada che lei avrebbe donato al futuro marito.

La prima parte della cerimonia consisteva nell'invocazione degli Dei: con una semplice preghiera o attraverso un sacrificio. In quest'ultimo caso, l’animale doveva essere appropriato alle divinità della fertilità: una capra per Thor, una scrofa per Freya, un cinghiale o un cavallo per Freyr. A volte, piuttosto che sacrificare l'animale, questo veniva consacrato agli Dei come dono vivente e mantenuto in vita, a spese degli sposi, come una bestia sacra. Se invece si sceglieva di compiere un sacrificio, il sacerdote avrebbe prima reciso la gola dell'animale e poi raccolto il sangue in una ciotola consacrata apposta per quell’occasione. La ciotola veniva quindi posta su un altare di pietra e il sangue sarebbe stato disperso sulla coppia nuziale e sui loro ospiti per mezzo di un mazzetto di ramoscelli d’abete bagnato in quella scodella. La carne della bestia sarebbe invece stata servita nel corso della cena.

Subito dopo, lo sposo donava alla sposa la spada dei suoi antenati, recuperata durante la cerimonia di preparazione alle nozze. Alla sposa sarebbe spettato il compito di conservarla per suo figlio. In cambio, lei donava a suo marito la spada portata dal parente in testa al corteo nuziale. Da un punto di vista simbolico, la spada degli antenati rappresentava la tradizione della famiglia e la continuazione della linea di sangue, mentre quella donata allo sposo dalla moglie rappresentava il trasferimento della potestà paterna e del compito di proteggerla, dal padre al nuovo marito.

In ultimo, dopo lo scambio delle spade, sposa e sposo si scambiavano gli anelli: entrambi gli anelli venivano offerti sull’elsa della nuova spada dello sposo. La sovrapposizione di spada e anelli ribadiva quanto fosse vincolante il giuramento pronunciato della coppia, rappresentando una minaccia per chiunque avesse osato infrangerlo. Con gli anelli infilati al dito e con le mani unite sull’elsa della spada, la coppia pronunciava i voti.

La festa nuziale:

Conclusa la cerimonia, iniziava la "corsa della sposa". Nella scandinavia pagana, questa consisteva in una vera e propria gara tra il gruppo della sposa e quello dello sposo dove il gruppo perdente – cioè quello che raggiungeva per ultimo la sala in cui si sarebbe svolta la festa – avrebbe servito da bere all'altro per tutta la notte.

Quando la sposa arrivava davanti all’entrata della sala, trovava il marito a impedirle l’accesso con la spada posta di traverso all’ingresso. Questo gesto gli permetteva di accompagnare sua moglie, assicurandosi che non inciampasse sulla soglia. Questa forma di superstizione pagana era molto diffusa: si pensava infatti che ogni porta fosse un portale di transito tra due mondi; oltrepassare quella soglia, rappresentava dunque il passaggio dalla condizione di vergine a quella di moglie. Per questo motivo, era di estrema importanza che la sposa non inciampasse nell'oltrepassare la porta di ingresso, perchè sarebbe stato un presagio di grande sfortuna.

Come prima cosa, appena entrato nel salone, lo sposo avrebbe conficcato la sua nuova spada in una delle colonne portanti della casa: maggiore la profondità raggiunta dall’affondo, maggiore la fortuna che attendeva la coppia di sposi. Quest’usanza si ricollega alla tradizione del barnstokkr, l’albero sacro della famiglia – anche detto albero del bambino – la pianta che veniva abbracciata dalla moglie durante il parto. Conficcare la spada nella colonna era quindi una dimostrazione di virilità e la fortuna della coppia si sarebbe tradotta in una abbondanza di figli generati da quell’unione.

A quel punto, la festa poteva iniziare. La parte più importante era la bevuta della bevanda nuziale: rappresentava infatti la prima occasione in cui la neo-moglie era tenuta a svolgere i suoi nuovi doveri di donna di casa, tra cui – appunto – servire da bere agli ospiti. Avrebbe quindi versato l'idromele nella coppa del marito, una coppa munita di manici a forma di teste di animale, e nel porgerla al suo sposo, avrebbe recitato versi poetici.

Ricevendo la coppa dalle mani della sposa, lo sposo l'avrebbe consacrata a Thor tracciandovi un martello con la punta di una delle dita. Prima di bere, lo sposo avrebbe dovuto brindare a Odino, poi fare un sorso e quindi passare la coppa alla sua sposa, che avrebbe invece brindato a Freya prima di sorseggiare a sua volta l’idromele. Bevendo insieme, essi riaffermavano ancora una volta quella parentela acquisita, diventando uno agli occhi della legge e degli Dei. La coppia avrebbe continuato a bere l'idromele insieme per un periodo di quattro settimane, poichè il miele, come le api che lo avevano prodotto, erano entrambi associati alla fertilità e alla buona salute.

Una volta che la coppia era seduta, il sacerdote passava a benedire il ventre della sposa, consacrandolo al Dio Thor: il rito - svolto dal sacerdote - prevedeva che un martello venisse appoggiato sul grembo della sposa e che si invocasse la dea Frigga.

Dopo questa cerimonia, i festeggiamenti sarebbero proseguiti per il resto della settimana. Danze, combattimenti e gare di insulti avrebbero rallegrato gli ospiti, mentre alcuni dei presenti avrebbero recitato un lygisogur, una storia composta apposta per l'occasione, una storia a proposito di personaggi famosi e attinente al romantico e al sovrannaturale, spesso associata al tema del matrimonio.

La notte di nozze:

L'ultimo requisito legale del matrimonio era che lo sposo venisse messo a letto con sua moglie dopo essere stato trasportato in camera da sei testimoni "muniti di torce". Le torce servivano a riconoscere gli sposi, cosa di fondamentale importanza nel caso in cui, in futuro, i sei fossero chiamati a testimoniare sulla validità del matrimonio. Prima dell'arrivo dello sposo, la sposa era accompagnata a letto dalle sue assistenti. A volte, il talamo nuziale veniva addobbato con piccole placche dorate su cui erano incise figure che si abbracciavano, come augurio di fertilità.

A questo punto, allo sposo non restava altro da fare che togliere la corona nuziale dal capo della moglie e, dopo aver congedato i testimoni con qualche battuta, consumare il matrimonio.

La sposa avrebbe annotato i particolari sognati nella prima notte di nozze: si riteneva infatti che il numero e il destino dei suoi futuri discendenti potesse essere indovinato interpretando i segni mandati dagli Dei in quella notte così particolare.


Il dono del mattino:

La mattina successiva, gli sposi venivano divisi un’ultima volta. La sposa veniva aiutata a vestirsi dalle sue assistenti. Questa volta i capelli le venivano legati o intrecciati secondo la tipica acconciatura delle donne sposate. E finalmente, le facevano indossare il simbolo portato da tutte le mogli scandinave, l'hustrulinet, un velo di lino bianco che poteva essere appuntato ad una banda in tessuto legata intorno alla fronte. In realtà, le prove recuperate negli scavi archeologici hanno mostrato che questo copricapo poteva assumere anche la forma di un cappuccio o di un cappello di seta. Ad ogni modo, l’hustrulinet era indossato come prova visibile della nuova condizione di moglie, un segno che la distingueva dalle altre donne della casa, soprattutto dalle serve e dalle concubine.

Una volta acconciata come una donna sposata, la sposa veniva accompagnata nel salone, dove il marito le pagava il dono-del-mattino davanti a dei testimoni. Soddisfatto anche l’ultimo requisito legale, lo sposo le consegnava le chiavi di tutte le serrature della loro abitazione, un simbolo della sua nuova autorità come nuova signora della casa.

Il Divorzio:

La nostra panoramica sul matrimonio vichingo non sarebbe completa senza accennare alle pratiche di divorzio. Unici in tutta l’Europa Medievale, i vichinghi inserivano dettagliate clausole di divorzio all’interno dei loro matrimoni, un’abitudine che si è conservata immutata anche dopo la diffusione del Cristianesimo tra le popolazioni Scandinave. Il divorzio era una valvola di sfogo sociale: quando gli accordi matrimoniali erano stipulati in modo che fossero le famiglie – e non la coppia di coniugi - a trarne il massimo beneficio, gli sposi potevano chiedere la separazione per tentare con un nuovo partner; lo scopo era intervenire prima che il risentimento represso si trasformasse in odio e innescasse faide o violenza. Studiando le leggi che regolavano i divorzi, ci si può fare un’idea precisa di quali condizioni esistessero all’interno dei matrimoni vichinghi e di cosa i coniugi si aspettassero gli uni dagli altri.

Il poeta arabo al-Gazal, racconta che " la gelosia non esisteva in Danimarca, che le donne stavano con gli uomini di propria iniziativa e che potevano lasciarli in qualsiasi momento ". Anche se questo fatto non corrisponde a verità, l’analisi delle saghe dimostra che le richieste di divorzio venivano quasi sempre dalle donne. La causa era nella maggiore libertà sessuale e sociale goduta dagli uomini, liberi di viaggiare dovunque volessero e di prendere delle concubine. Le donne invece erano obbligate a restare a casa e ad andare a letto solo col marito. Le leggi sul divorzio dimostrano che erano necessarie precise circostanze per chiedere la separazione, diversamente da quanto raccontato da al-Gazal. Visti i reciproci benefici goduti dalle famiglie degli sposi, si cercava di far durare quel legame il più a lungo possibile.

Il codice legale Islandese, o Gràgàs, permetteva i divorzi in tre soli casi: il primo era che uno dei coniugi ferisse gravemente l'altro. Il secondo era che la coppia fosse troppo povera per provvedere a sé stessa e dovesse ricorrere al sostegno della famiglia; in questo caso, erano gli stessi genitori a invocare la separazione. Viceversa, il divorzio poteva essere richiesto quando uno dei due coniugi si fosse improvvisamente trovato a dover mantenere economicamente la propria famiglia: in questo modo, si permetteva all’altro di sciogliere il legame e di salvare i propri beni prima che i creditori venissero ad esigere quanto era previsto dalla legge. IL terzo caso era che il marito tentasse di portare la sposa all’estero contro la sua volontà. Le saghe citano molte altre clausole di divorzio che appaiono nel codice Gràgàs.

Tra queste ultime, le più comuni erano i problemi tra i genitori, le faide familiari o le minacce gridate da uno dei coniugi contro i parenti dell’altro. La violenza tra le famiglie era un pretesto per invocare la separazione soprattutto in quelle regioni della Scandinavia in cui la diffusione del Cristianesimo rendeva complicato divorziare. Oltre alle “ferite gravi” citate nel Gràgàs, il divorzio poteva essere richiesto quando uno dei coniugi derideva pubblicamente l’altro, mostrava rabbia o gelosia eccessiva, o se lo schiaffeggiava. Essere colpiti dal proprio partner era considerato estremamente umiliante, specie se in presenza di testimoni. La legge norvegese prevedeva che se una moglie riceveva uno schiaffo in pubblico, il marito doveva risarcirla della stessa somma pagata ad un uomo colpito da un altro uomo; inoltre, al terzo schiaffo ricevuto, avrebbe potuto chiedere il divorzio. A volte, le mogli non si accontentavano del divorzio: Hallgerd, nella saga di Njals, era coinvolta nell'omicidio dei due mariti colpevoli di averla schiaffeggiata.

Una coppia poteva divorziare anche per ragioni sessuali. Se una donna commetteva adulterio, il divorzio era la punizione più lieve che potesse aspettarsi; le altre pene previste dalla legge andavano da una semplice multa fino alla condanna a morte nel caso fosse stata colta in fragrante dal marito. Al contrario, un uomo commetteva adulterio solo se dormiva con la moglie di un altro, tanto che le sue scappatelle extra-coniugali non davano alla moglie il diritto di chiedere la separazione. Viceversa, si concedeva il divorzio quando il marito disertava il letto della compagna per tre anni di fila. Altra ragione era il cross-dressing, nel caso in cui un uomo si vestisse in modo effeminato, mostrando il torace indossando abiti scollati, o qualora una donna indossasse pantaloni di taglio maschile. In mancanza di una delle condizioni appena citate, incompatibilità, disgusto o infelicità erano ragioni altrettanto valide.

La procedura di divorzio prevedeva innanzitutto una dichiarazione di intenti in presenza di testimoni. Se solo uno dei due coniugi chiedeva la separazione, erano gli stessi testimoni a stabilire chi dei due dovesse andarsene. Il richiedente doveva presentare delle ragioni valide, che avrebbe ripetuto tre volte: nella stanza da letto, davanti all’ingresso principale della casa e in presenza di una pubblica assemblea.

Dichiarato il divorzio, la coppia doveva accordarsi sulla spartizione delle proprietà. Questa era stipulata in modo da penalizzare il richiedente. Se la causa della separazione era l’infelicità o la povertà di entrambi i coniugi, allora nessuno dei due veniva penalizzato: alla moglie spettava la dote e il dono del mattino, mentre il marito si riprendeva il prezzo della sposa; delle eventuali proprietà in comune, un terzo spettava a lei. Se era il marito a voler divorziare, alla moglie spettava il prezzo della sposa, la dote, il dono del mattino e un terzo delle proprietà in comune. Se invece era la moglie, riceveva solo la dote e il dono del mattino. Penalizzare il richiedente era un modo per costringere le coppie a rimanere insieme e a ricorrere al divorzio solo nei casi più estremi.

Dopo il divorzio, il mantenimento dei figli spettava ai genitori, col supporto delle rispettive famiglie. Non c'erano leggi per stabilire a chi affidare la custodia, anche se era la madre ad occuparsi dei figli fino al compimento del loro primo anno di età, ed era sempre la madre a doverli crescere nel caso di morte dell’ex marito.

Il divorzio era un costume sociale sociale indispensabile nella società Scandinava. Capitava infatti che i vichinghi si sposassero per amore, piuttosto che per i reciproci vantaggi goduti dalle rispettive famiglie. Ma queste nozze erano solitamente riservate solo a quelle coppie che avevano già avuto esperienze di matrimonio e che cercavano di ottenere unioni più felici delle precedenti.


Bibliografia:

http://www.vikinganswerlady.com/wedding.shtml

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