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Il minni e il sumbel:

Il calendario delle festività norrene era strettamente legato ai cicli stagionali, talvolta messi in relazione con alcune divinità, cosa frequente nelle società in cui l'agricoltura rivestiva un ruolo dominante. Un elemento comune nelle religioni è la consumazione di bevande alcoliche, cosa che rimane diffusa anche dopo la cristianizzazione della Scandinavia, come dimostra la legge del Gulaþing secondo la quale i contadini dovevano organizzarsi in gruppi di almeno tre persone per preparare la birra che sarebbe stata obbligatoriamente consumata nella festa di Ognissanti (Notti d'Inverno), Natale (Yule) e San Giovanni Battista (Mezza Estate).
La pratica della condivisione della birra è legata anche ad altre festività quotidiane come il Gravöl (funerale della birra), Barnöl (nascita della birra) e taklagsöl (costruzione d'una tettoia per la birra).
Nella saga di Re Hakon il Buono (Heimskringla) è chiaro come il sovrano, che segretamente s'era convertito al Cristianesimo, utilizzasse queste feste a base di birra come campagna di conversione religiosa.

Durante queste celebrazioni si tenevano frequenti brindisi che seguivano delle azioni ben precise come mostra la saga di Hakon il Buono (Heimskringla) nella descrizione della festa di Yule:

''“La coppa sacrificale doveva essere fatta girare attorno al fuoco, e chi dava la festa o il condottiero doveva benedire la coppa allo stesso modo dell'idromele sacrificale. Il primo brindisi doveva essere per Óðinn - questo era per la vittoria e il potere del re - poi per Njörðr e Frey, per il buono raccolto e per la pace. Seguendo ciò, molti erano soliti alzare le coppe in onore del re.”

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Scena di bevute raffigurata su una stele proveniente dal Gotland, Svezia.

Non era raro che si brindasse anche in onore dei defunti: questo brindisi prendeva il nome di minni, termine che possiamo tradurre come memoria, anche se veniva utilizzato per indicare le offerte presentate a un banchetto e alcune coppe commemorative che, durante l'epoca pagana venivano consacrate agli dei e, dopo la conversione, furono invece dedicate ai Santi.
Questi giri di brindisi erano alla base del Sumbel, un'attività collegiale in cui i partecipanti si sedevano insieme, di solito nella sala del capitano. Questo era spesso legato a feste di bevute, dove birra o idromele venivano serviti in una tazza cerimoniale, e passati di mano in mano attorno alla sala. Colui che teneva la coppa faceva il brindisi, il giuramento, o il voto, o poteva cantare una canzone o recitare un racconto prima di bere e passare la coppa.
Precisiamo che il sumbel non includeva cibo, ma precedeva o seguiva un pasto. Il sumbel era solenne nel senso che aveva un profondo significato e una certa importanza per i partecipanti, ma non era una cerimonia cupa o severa – come ci mostra il sumbel di Hrothgar in Beowulf : “si sentivano le risate degli uomini, rimbombavano rumori, le parole erano ammalianti”
Comunque, era considerato un comportamento meschino quello di ubriacarsi a un sumbel. Prendere da bere da una tazza cerimoniale poteva essere concepito come un simbolo della divina ispirazione proveniente da Óðinn tramite l'idromele della poesia.


Feste in maschera:

Per quanto non ci siano testimonianze riguardo l'uso di indossare maschere durante queste grandi feste, tuttavia l'archeologia ci ha restituito due maschere in cuoio e lana che dovevano raffigurare le teste di un bovino e d'una pecora; si ritiene che queste maschere venissero indossate assieme a una copertura lignea per la testa a cui veniva inchiodata o legata la parte in cuoio e pelliccia.

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Due vedute della maschera a forma di pecora

La prima maschera si pensa che rappresenti una pecora. Questa maschera è formata da sottili materiali rossicci infeltriti. Le dimensioni approssimative sono di 19 cm di larghezza e 14 cm di altezza, con uno spessore di 0.4 cm. I bordi sono stati tutti tagliati, presumibilmente durante la feltratura, impedendo uno sfilacciamento. Sulla parte superiore si trovano due sporgenze simili ad orecchie. Su un bordo si trovano dei contorni caratteristici della bocca, che in parte sono andati persi. Da qui, lontani circa 6 cm, si trovano i fori per gli occhi, che sono stati effettuati asportando il materiale. Il volto e il muso sono stato probabilmente modellati con la feltratura. Il naso è formato da un taglio diagonale che è stato poi cucito per dargli la forma delle narici, probabilmente in origine piegate verso il basso. L'esterno della maschera è stato trattato per farlo apparire coperto di peli, di modo che sembrasse ispido e simile a una pelliccia.

La seconda maschera si pensa rappresenti una mucca. Di questa ci è pervenuta solo una metà; l'originale doveva essere composta due metà identiche, unite assieme da una linea mediana. Questa maschera è pesantemente infeltrita, lavorazione medio raffinata, e densamente irsuta. Le dimensioni sono approssimativamente di 20 cm in altezza, 26 cm in larghezza e uno spessore di 0.8 cm. Come la maschera di pecora, tutti i fili sono stati tagliati, non richiedendo un lavoro di rifinitura addizionale. L'aspetto della maschera di mucca doveva essere originariamente composto da linee dritte, circa 21 cm, che dai bordi della fronte arrivavano fino al muso con la seconda metà cucita lungo il bordo, a formare una linea curva per la porzione di muso, una forte mandibola e un orecchio che nasceva da questa curvatura. Un largo foro per gli occhi, circa 35x40 mm è stato scavato a circa 22mm dalla linea mediana. La distanza fra i fori per gli occhi ammonta a circa 88 mm, considerato che bisogna tenere in considerazione la sottile cucitura che unisce le due metà della maschera. La forma tridimensionale della maschera è stata creata con un panno infeltrito spesso e un appropriato modellamento, poi la superficie esterna irsuta è stata formata da lana per produrre la peluria in rilievo.

La danza gotica:

Nel “Libro delle Cerimonie” dell'imperatore bizantino Costantino Porphyrogenitus viene descritta la “danza gotica” che pare fosse praticata dai membri della sua Guardia Varangiana: nel racconto figura che i guerrieri indossavano maschere e vestivano con pelli di animali.
Testimonianze analoghe si ritrovano su medaglioni e placche decorative, nelle quali vengono raffigurate bestie antropomorfe, armate, in posizione dinamica, forse a indicare una danza.
L'assenza di informazioni non ci sostenere le varie teorie che vedono sia cortei in maschera in occasione della festa delle Notti d'Inverno, sia relitti dei riti di iniziazione legati all'appartenenza a bande guerriere.

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Placca di un elmo rinvenuto a Torslunda, in Svezia: si noti la figura antropomorfa con testa di lupo.

La Caccia Selvaggia:

In Svizzera e in Alsazia, le genti germaniche del Medioevo facevano celebrazioni fra Natale e l'Epifania in cui rievocavano una venerazione pagana per la dea dell'Inverno, nota come Frau Hulda, Frau Holda, Frau Perchta o Frau Berchta. Diverse pratiche rituali testimoniano queste celebrazioni: in alcuni luoghi veniva lasciato del cibo per la dea e per il suo corteo di bambini spettrali, in altri si preparava un pasto che veniva consumato in onore della dea. Un altro aspetto di queste celebrazioni erano delle esibizioni in maschera, caratterizzate da frenesie e rumori, esibizioni che si ritrovano anche nelle regioni alpine. A queste attività in maschera, generalmente, prendevano parte i giovani, i quali erano divisi in due gruppi: “avvenenti” e “orripilanti”, tutti condotti da una donna che rappresentava la dea dell'Inverno in una processione attraverso la città. Gli “orripilanti” tradizionalmente erano vestiti con pellicce nere, avevano dei cappucci a coprire le teste, e delle cinghie a reggere dei campanacci, e i loro volti erano nascosti dietro delle maschere.

Gli studiosi hanno creato dei parallelismi fra queste celebrazioni in maschera, accompagnate da frenesie e rumori caotici, e la leggenda germanica della Caccia Selvaggia. La Caccia Selvaggia si pensa talvolta che sia guidata dal dio Odino, ma più spesso si pensa che sia una dea a guidarla, dea che viene identificata da Lutero come “Fraw Hulda” o in un testo del XV secolo come “fraw Percht”.

La stagione in cui avvenivano queste feste in maschera, nel Medioevo, era la stessa della vichinga Yule (Jòl) o Hökunótt, la quale veniva celebrata a metà Gennaio. Ancora oggi in Scandinavia, bestie e personificazioni di animali rientrano nelle tradizioni popolari scandinave. In Norvegia, julbukk (il cervo Yule) e jolegeiti (capra Yule) vengono rappresentate con figure di paglia o con giovani travestiti con paglia o pellicce in base al loro ruolo. Presso Setesdal, in Norvegia, lo spirito del Natale è il cavallo Faksi.

Ad ogni modo queste prove folkloristiche non testimoniano l'esistenza di simili riti nella Scandinavia vichinga, questo fornisce solo una spiegazione dell'uso delle maschere nella cultura vichinga.

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La caccia selvaggia raffigurata nel dipinto "Åsgårdsreien" di Peter Nicolai Arbo (1872)

Festività:

Molte delle festività norrene corrispondono a giornate di festa cristiane e sono rimaste nella tradizione locale pur presentando doverosi cambiamenti. Quello che andiamo a presentare è un elenco delle varie festività norrene, con una breve descrizione di queste.

Yule (20 – 31 Dicembre):

era la celebrazione del nuovo anno, aveva una durata di dodici notti ed era la principale festività norrena. Proprio la notte del 20 Dicembre, il dio Freyr cavalcava sulla terra in groppa al suo cinghiale, portando luce e amore nel mondo; successivamente, con l'influenza del Cristianesimo, si celebrava la rinascita di Baldur e, infine, di Cristo.
In questi dodici giorni (nei quali le ore diurne erano davvero poche) la Caccia Selvaggia raggiungeva il massimo potere, e i morti sfilavano in corteo sulla terra.


Thurseblot (primo plenilunio di Gennaio):

era una festività minore dedicata al dio Thor, al quale si chiedeva di rimandare i geli a Jotun e far sbocciare la primavera su Midgard.


Disting (2 Febbraio):

era la celebrazione delle Idi, quando l'inverno iniziava a perdere asperità: a questo fatto erano legate la preparazione della terra per la semina e la conta del bestiame, per questo era una festa a carattere economico.


Ostara (20 – 21 Marzo):

era il nome della dea della Primavera: questa era infatti la festa della fertilità e del rinnovamento, benché l'Inverno continuasse fino a Thrimilci. Anticamente vi era l'usanza di donarsi reciprocamente uova colorate come augurio di ogni bene, mentre, per la sua capacità riproduttiva, la lepre era considerata il simbolo di questa festività: non è un caso che la Pasqua inglese (Easter) derivi dal nome anglosassone di questa dea: Eostre.


Walpurgis (22 Aprile):

era una notte di festeggiamenti e oscurità, nella quale si ricorda il sacrificio a se stesso compiuto da Odino presso il frassino Yggdrasil, appeso al quale sarebbe morto prima di rivivere poco dopo.


Thrimilci (30 Aprile – 1 Maggio):

prevedeva la celebrazione dell'avvento dell'Estate, questa festa era, come Ostara, legata ai riti di fertilità ma i festeggiamenti erano molto più spinti.


Sigurdsblot (9 Giugno):

celebrava l'eroe Sigurd e la sua vittoria su Fafnir e il recupero del tesoro del Reno.


Mezza Estate (20 – 21 Giugno):

comprendeva i festeggiamenti per il solstizio d'estate, quando il potere del sole raggiungeva il suo apice. Questo era il momento in cui si organizzavano spedizioni verso i mercati stranieri, si navigava, si pescava e si partiva per le incursioni: questa era la festa del potere e dell'azione. Si dice che Baldur fosse stato ucciso a Mezza Estate, per poi rinascere a Yule.


Lithasblot (31 Luglio – 1 Agosto):

era la festa del raccolto, nella quale si ringraziava Urda (o Ertha) per la sua bontà.


Mabon (22- 23 Settembre):

celebrava la fine dei raccolti, e ad essa era collegata la preparazione dell'idromele.


Notti d'Inverno (29 Ottobre – 2 Novembre):

celebrava l'inizio dell'inverno e, durante la festa, si commemoravano gli antenati. Era una cerimonia di sfrenatezza selvaggia, simile al Carnevale mediterraneo, e si poneva alla fine della stagione dei viaggi e all'inizio di quella della caccia. Si dice che chi avesse trascorso l'intera notte seduto su un tumulo avrebbe avuto capacità divinatorie, sciamaniche e scaldiche. Nelle Notti d'Inverno ha inizio la Caccia Selvaggia, che continuerà fino Walpurgisnacht.


Bibliografia:

http://www.vikinganswerlady.com/masks.shtml

http://www.vikinganswerlady.com/drink.shtml

http://www.wizardrealm.com/norse/holidays.html

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