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Introduzione:

Per prima cosa bisogna immaginare una gelida e tempestosa notte scandinava: non esiste un sistema di illuminazione per le strade, non ci sono ombrelli e le scorte non sono mai abbondanti, quindi bisogna trovare il modo di ingannare il tempo. La sala principale della longhouse è indubbiamente il luogo più adatto per intrattenersi con racconti, sfidarsi a risolvere gli indovinelli e, infine, giocare da tavolo.

Le abilità nei giochi da tavolo a quanto pare avevano in qualche importanza. Nel Morkinskinna (capitolo 71), il Re Eysteinn e Re Sigurðr confrontato i loro risultati. Sigurðr affermava che era più forte dell’altro e anche un nuotatore migliore. Eysteinn ribatté: "Questo è vero, ma io sono più bravo e migliore nei giochi da tavolo, e ciò vale tanto quanto la tua forza".
Il poema mitologico Völuspá dice che anche gli dèi un tempo giocavano ai giochi da tavolo nel prato, durante l'età d'oro degli dei. Il poema precide che dopo il Ragnorök la buona sorte tornerà e comincerà col ritrovare le pedine d'oro ancora (posate) sul prato.

Gli scacchi hanno raggiunto tardi la Scandinavia, la loro diffusione si data fra i secoli XI e XII, possiamo quasi dire parallelamente al passaggio dall'età vichinga a quella medievale, tuttavia v'erano alti giochi più diffusi e molto apprezzati dagli uomini del Nord, come dimostrano vari rinvenimenti archeologici oltre che le stesse saghe.

In questo articolo non ci limiteremo a presentare un elenco di giochi, ma cercheremo di ricostruirne anche il regolamento.

Hnefatafl:

Il nome originario pare fosse "Tafl" (cioè tavolo o tabella), mutato in seguito all'arrivo degli scacchi "Skaktafl", per distinguerlo dal più noto gioco medievale, assumendo quindi il nome di "Tavolo del Re".

Probabilmente derivato da una variante germanica del gioco romano dei latrunculi, l'hnefatafl era il gioco più diffuso nell'età vichinga.

Una sepoltura a Baldursheimur (Islanda) ha restituito un set da gioco dell'hnefatafl che comprendeva 12 pedine rosse, 12 pedine blu, una pedina "re" e un dado: tutti questi elementi sono stati realizzati in ossa e denti di balena o tricheco, e la figura del re mostra un uomo che si accarezza la barba, riprendendo un motivo iconografico molto diffuso per la rappresentazione maschile.

Questo gioco è noto anche da fonti epigrafiche, come la pietra runica di Ockelbo, dove sono raffigurati due uomini impegnati a bere mentre giocano a Hnefatafl.

Ockelbo.jpg

Pietra runica di Ockelbo (Svezia)

Altre informazioni riguardanti questo gioco (diffuso anche nel mondo Anglosassone) provengono dalle saghe: l'hnefatafl viene menzionato nella Voluspà, e nella saga di Hervarar Odino e Re Heidrek si sfidano a una gara di indovinelli le cui risposte sono riferite proprio a questo gioco.

"Chi sono gli uomini che combattono disarmati attorno al loro signore, lo scuro viene sempre protetto e l'onesto non lo attacca mai direttamente?" (la risposta è "le pedine dell'hnefatafl).

Sempre dalle saghe sappiamo che anche le donne erano solite giocare a hnefatafl, benché esso fosse basato sulla strategia militare.

La scacchiera era quadrata e poteva avere misure diverse: 7x7, 9x9, 11x11, 13x13, 15x15 o 19x19, e la casella centrale era segnata in modo particolare, poiché lì andava posizionato il re.

Regole:

Hnefatafl11x11.png

Esempio di schieramento iniziale per una partita di Hnefatafl.

Come negli scacchi, anche qui potevano partecipare solo due giocatori: i "bianchi" e gli "scuri", in genere il Re era parte degli scuri, ma la sua pedina era diversa dalle altre, quindi non c'era una vera e propria appartenenza cromatica.

Chi controlla il re dispone di metà pedine, mentre l'avversario (di conseguenza) ne controlla il doppio. Lo scopo dell'attaccante eèa intrappolare il re, mentre il difensore deve posizionare il re in una delle quattro caselle angolari contrassegnate dalla X.

Il re schiera le sue pedine attorno a sè, in una formazione che variava dalla croce al quadrato, in base alle dimensioni della scacchiera, mentre l'avversario posiziona i propri soldati in cunei approssimativi.

Il giocatore che controlla il re muoveva per primo.

Tutte le pedine muovono in linea retta di quante caselle vogliono senza poter scavalcare altri pezzi, proprio come la torre degli scacchi. Un pezzo viene "mangiato" quando si trova intrappolato fra due pedine solo se esse sono disposte sulla stessa linea verticale od orizzonalte (diagonale non conta), ed è possibile "mangiare" più pezzi nello stesso turno. Inoltre una pedina può passare fra due avversari senza venire mangiata, l'importante è che non ci si fermi in mezzo.

Catturare il re è possibile solo se esso viene circondato da quattro pedine, a meno che non si trovi sul bordo (in tal caso ne bastano tre), inoltre le caselle contrassegnate dalla X possono essere occupate solamente dal re.

Mylta:

Una scacchiera per giocare a Mylta o "Mulino" (così chiamato anche in Itala ad eccezione del genovesato dove prende il nome "Tela") è stata rinvenuta presso la nave di Gosktad (Norvegia) e il lato opposto della scacchiera presenta invece delle caselle utilizzate per giocare a hnefatafl, dimostrando quindi la grande diffusione di questo gioco.

Mylta presenta un regolamento molto semplice e richiede un numero di pedine ridotto e meno lavorato rispetto a hnefatafl, questo non deve comunque farci pensare che fosse un gioco "popolare" non apprezzato dall'elite vichinga: a Birka, per esempio, sono state rinvenute delle pedine in pasta vitrea, materiale molto raro e costoso nella Scandinavia dell'epoca.

Regole:

Mylta.png

Una scacchiera per giocare a Mylta, i puntini neri indicano dove è possibile posizionare le pedine.

Entrambi i giocatori cominciano con nove pedine fuori dalla scacchiera e, ogni turno, ne possono posizionare una sola presso un'intersezione fra le varie linee (nell'immagine, queste intersezioni sono marcate con un puntino).

Quando un giocatore forma una linea di tre pedine può rimuovere una pedina a propria scelta schierata dall'avversario, purché non sia allineata con altre tre.

Una volta che tutti i pezzi sono stati schierati, è possibile muovere le pedine al fine di formare nuovi allineamenti e diminuire il numero di pezzi nel proprio avversario. Vince chi lascia l'avversario con meno di tre pedine.


Dadi:

Il dado è sempre stato un elemento caratteristico dei giochi da tavolo e ne sono stati rinvenuti diversi esemplari nelle varie sepolture d'Età vichinga.

Il materiale usato poteva essere legno od osso o corno, ma alcuni sono stati realizzati in giada e avorio, rivelandosi quindi come oggetti di pregio.
Dado.jpg

Un esempio di dado parallelepipedo, rinvenuto in Danimarca.

I dadi vichinghi erano diversi dai nostri, infatti non presentavano una forma cubica bensì erano dei parallelepipedi, e i numeri erano disposti in modo da favorire i numeri più alti (infatti 1 e 2 erano posti sulle facce piccole dove era più improbabile che il dado si fermasse), questo ci lascia suppore che i vichinghi prediligessero i risultati bassi e che un 1 o un 2 contassero più d'un 6 o d'un 5.

Nel Danelaw, tuttavia, i dadi più diffusi erano quelli cubici, come dimostrano i ritrovamenti nell'area attorno Jorvik (York).


Scacchi:

E 'possibile che i vichinghi abbiano imparato a giocare a Shatranj, una prima forma di scacchi, attraverso i loro contatti commerciali a Costantinopoli. Sembra probabile che gli scacchi siano arrivata in Scandinavia prima della fine dell'era vichinga. Il capitolo 12 della Kroka - Refs saga dice che Bárðr portò dei doni con lui dalla Groenlandia quando visitò il re di Norvegia. Diede al re un tabellone d'avorio come dono, e la superficie poteva essere sia per un hnefatafl  sia skáktafl (gli scacchi). Forse era stato creato sia per una partita a scacchi da un lato che per una hnefatafl dall'altro. Nel capitolo 22 della Víglundar saga, Víglundur e Örn giocano a un gioco da tavolo non specificato che si conclude in matto (mát), suggerendo che fosse il gioco degli scacchi.

I pezzi da gio
Scacchi lewis.jpg

Gli scacchi di Lewis (British Museum).

co scolpiti in avorio di tricheco, ritrovati sull'isola di Lewis nelle Ebridi sono stati a lungo definiti come pezzi degli scacchi realizzati in Norvegia nella seconda metà del XII secolo, quando l'isola di Lewis era sotto il dominio del re di Norvegia. Poiché sono stati trovati un numero di pezzi identici e poiché alcuni pezzi sembrano essere completi, si è ipotizzato che fossero merce di scambio.
Studi più recenti suggeriscono che i pezzi sono stati realizzati da ben cinque diversi artigiani. Forse i pezzi appartenevano al capo che viveva sull’isola di Lewis. I pezzi potrebbero essere stati utilizzati per gli scacchi, per il hnefatafl o forse per qualche altro gioco da tavolo simile.

E' probabile che il gioco degli scacchi fosse più diffuso negli ambienti ecclesiastici e in quelli politici più vicini alla Danimarca.


Bibliografia:

http://www.vikinganswerlady.com/games.shtml

http://regia.org/research/misc/games.htm

http://www.ravensgard.org/prdunham/ngames.html

http://www.hurstwic.com/history/articles/daily_living/text/games_and_sports.htm

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