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Le saghe

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Le saghe e la contaminazione

Quando si parla delle saghe norrene ci si riferisce a un vasto patrimonio culturale messo per iscritto verso il XIII secolo, ampiamente dopo la fine dell'Età vichinga (che datiamo alla metà del secolo XI).

Le saghe erano, in principio, leggende riguardo uomini e dei, talvolta composte per elogiare una dinastia di sovrani (la saga degli Ynglingar ne è un perfetto esempio), altre volte avevano un significato più escatologico, descrivendo ad esempio il Ragnarok, altre ancora presentavano una valenza più morale, esaltando le virtù più apprezzate nel mondo nordico.

Per secoli e secoli, la trasmissione di questo patrimonio culturale avveniva oralmente, portando con sè tutte le conseguenze note dell'oralità (in primis cambiamenti di nomi e di luoghi), tuttavia ci sono noti diversi stralci delle saghe anche grazie all'epigrafia: numerose pietre runiche, infatti, raccontano e/o raffigurano avvenimenti mitologici.

D'altra parte non è neanche possibile esaltare la tradizione scritta quale un esempio di perfezione e salvaguardia del patrimonio culturale norreno: spesso le trascrizioni avvenivano per mano di monaci che si prendevano la libertà di censurare tutti gli aspetti riconducibili alla tradizione pagana (e Beowulf direi che ne è l'esempio lampante). Per cui è importante sottolineare che le saghe conosciute ad oggi non sono gli originali dell'epoca vichinga sia per questioni legate alla trascrizione, sia (e soprattutto) perché non esistono versioni originali, in quanto tutte erano soggette ai cambiamenti tipici della tradizione orale.

Ci sarebbe piaciuto, in questa discussione, presentare una sintesi di tutte le saghe norrene ma, per questioni di tempo, di spazio e di sopravvivenza personale, abbiamo deciso di presentarvi solo una selezione di racconti pagani, mentre le gesta dei Santi saranno presentate e discusse a parte.

La nascita degli Dei e la creazione della Terra:

In principio esisteva un gigante, Ymir, nato dall'incontro fra le nebbie asfissianti di Niflheimr e i vapori bollenti del Muspellesheimr: era immenso, saggio e malvagio, e con lui vi era una mucca (Authumla) il cui latte forniva a Ymir il nutrimento necessario a sopravvivere. Un giorno, la mucca si mise a leccare del sale da una pietra, e da questa uscì Buri, il primo degli dei. Dal sudore di Ymir, invece, erano stati generati i giganti, una coppia di uomini e, infine, un mostro a sei teste.

Buri generò Borr, il quale sposò Bestla (una gigantessa) che generò tre figli: Odino, Vili e Vè, i quali un giorno uccisero Ymir e annegarono nel suo sangue tutti i giganti tranne due, che riuscirono a scappare.

Ovviamente di Ymir non si butta via niente (un po' come si fa col maiale) e i figli di Borr usarono il suo corpo per creare la terra, col sangue crearono laghi e fiumi, con le ossa eressero le montagne, coi capelli crearono le foreste e usarono addirittura le larve della sua carne, dalle quali nacquero gli gnomi, stralci del cervello furono lanciati in cielo per creare le nuvole, persino il cranio di Ymir fu usato per formare la volta celeste.

Partiamo dal fatto che i vichinghi credevano nell'esistenza di nove mondi, di cui Mithgard era solo quello intermedio, e gli dei erano preoccupati che i discendenti dei primi uomini (Askr ed Embla) venissero attaccati dai giganti, per cui usarono le ciglia di Ymir per recintare la Terra (ecco perchè Mithgard si traduce come recinto di mezzo e non come "Terra di Mezzo", con buona pace per tutti quelli che vorrebbero citare Tolkien ad ogni azione).

Una volta creato l'universo, gli dei pensano sia il caso di provvedere a costruirsi un mondo tutto loro, ed ecco che costruirono una fortezza su una montagna impossibile da scalare: così fu eretta Asgard che, guardacaso, era al centro perfetto del mondo.

I nove mondi, quindi, erano: Mithgard, Asaheimr (dove sorge Asgard), Vanaheimr (a Ovest di Asaheimr), Jotunheimr (dove stanno i giganti del ghiaccio, cioè a Utgard, ai confini del mondo), Aflheimr (regno degli elfi chiari, non lontano da Asaheimr), Svartalfaheimr (nel sottosuolo, vi regnano nani ed elfi scuri), Muspellsheimr (regno incandescente abitato dai giganti del fuoco), Hel (gli inferi, che comprendono il Niflhel, cioè l'inferno nebbioso dove finiscono i malvagi).

I doni dei Nani:

Un giorno, Loki rasò i capelli a Sif, moglie di Thor, ma il dio del tuono non la prese benissimo e minacciò di spaccare le ossa al fratello se non avesse rimediato una chioma d'oro per sostituire quella che lui aveva tagliato.

Senza perdere tempo, Loki andò dai nani Ivaldasynir che forgiarono tre oggetti: la chioma d'oro per Sif, che non solo si sarebbe attaccata perfettamente alla sua testa, ma i capelli d'oro sarebbero cresciuti come se fossero stati naturali, la nave Skithblathnir le cui vele sarebbero sempre state gonfiate da una brezza innaturale e che, una volta usata, poteva essere ripiegata come un panno e messa in un sacco, e la lancia Grungnir che, se scagliata, avrebbe sempre colpito il bersaglio.

A Loki, però, piaceva scommettere. Soddisfatto dei doni, andò dal nano Brokkr e scommise che suo fratello Eitri non sarebbe stato in grado di produrre oggetti di tale valore: la posta in gioco era la testa.

Eitri si mise subito al lavoro e Loki si trasformò in un tafano per disturbare lui e Brokkr mentre erano all'opera: Brokkr, soffiando con un mantice nella pelle di un porco riuscì a creare un verro dalle setole d'oro, poi soffiando su dell'oro creò un anello magico che ogni nove notti ne avrebbe generati altri otto di ugual peso. L'ultimo lavoro fu un martello che, a causa del fastidioso agire di Loki che punse Brokkr in mezzo agli occhi mentre lavorava, presentava un difetto nel manico che era troppo corto, ma non era solo infrangibile, ma se scagliato sarebbe poi tornato nelle mani del suo possessore.

Loki e i nani portarono i doni agli dei, i quali sentenziarono che quest'ultimo martello (Mjollnir, il famoso martello di Thor) era indubbiamente il migliore di tutti, per cui Brokkr pretese la testa di Loki, esigendo che il dio rispettasse la scommessa. Thor aiutò il nano a catturare Loki, il quale si difese dicendo di aver impegnato la propria testa, ma che questa non poteva essere recisa senza danneggiare il collo, libero dalla scommessa... allora Brokkr, un po' deluso, decise di cucirgli le labbra con una correggia speciale di cui, però, Loki riuscì successivamente a liberarsi.


I figli di Loki:

Loki trovò un cuore mezzo arrostito e lo mangiò: apparteneva a una gigantessa e, come insolita conseguenza, il dio ne rimase gravido. Partorì tre figli: un lupo (Fenrir), un mostruoso serpente (Jormungandr) e una fanciulla che aveva metà volto normale e metà livido e avvizzito (Hel).

Quando ad Asgard si scoprì di queste tre creature che venivano allevate a Jotunheim, tirarono le sorti e scoprirono che da loro tre sarebbero venute solo disgrazie e dolori, per cui andarono a prendere questi esseri e ne decisero la sorte. Il serpente fu lanciato nell'oceano che circonda tutte le terre, ma quelle acque gelide lo fecero crescere a dismisura, al punto che esso arrivò a circondare l'intera terra e prese il nome di "Mithgardsormr" (cioè serpente di Mithgard). Hel fu mandata nel Niflheimr dove le fu concesso di costruire la propria casa e, col tempo, divenne la regina degli Inferi. Fenrir, che doveva essere un cucciolo molto coccoloso, fu risparmiato e allevato ad Asgard.

Gli dei, evidentemente, non pensavano che il lupo sarebbe cresciuto così tanto e presto Fenrir divenne così grosso e feroce da spaventare gli dei, e solo Tyr aveva il coraggio di avvicinarsi a lui per nutrirlo; allora decisero di incatenare il lupo, fecero forgiare una catena resistente e convinsero Fenrir a spezzarla dicendogli che era una prova di forza.

Il lupo spezzò questa catena e anche la seguente, a questo punti gli dei capirono che solo i nani sarebbero riusciti a forgiare qualcosa di decente: i nani crearono una catena resistentissima ma, al contempo, sottile e leggera, usando rumore di gatto, barba di donna, radice di roccia, tendini d'orso, respiro di pesce e latte d'uccello.

Fenrir non era un idiota e realizzò che questa catena così sottile doveva avere qualcosa di magico, per cui chiese come garanzia che un dio mettesse una mano fra le sue fauci: Tyr, il più coraggioso di tutti, si offrì per questo compito e, poiché il lupo non riuscì a spezzare la catena, il dio perse la mano destra. Quindi il lupo fu legato attorno a un grande macigno, ma dato che provava a morderli, gli misero una spada fra le fauci, così da lasciargliele perennemente spalancate.

Soltanto al Ragnarokr il lupo riuscirà a liberarsi.


Il Rapimento di Idunn e l'eterna giovinezza:

Un giorno, Odinn, Loki e Honir si misero in viaggio per lande desolate, lasciandosi Asgard alle spalle, trovarono una mandria di buoi e, poiché erano affamati, presero un animale e lo misero a cuocere, tuttavia presto si resero conto che la carne del bue, benché fosse sul fuoco, restava cruda.

Gli dei capirono che era in atto qualche maleficio, e presto si palesò loro una gigantesca aquila che disse che avrebbe permesso la cottura della carne in cambio di una porzione: gli dei acconsentirono ma mentre il rapace stava mangiando, Loki lo colpì con un bastone che rimase incastrato fra le piume dell'animale.

L'aquila spiccò il volo e la presa di Loki sul bastone stava venendo meno, per cui il dio barattò la propria salvezza per la dea Idunn, portatrice dell'eterna giovinezza per gli dei. Così, rientrato ad Asgard, convinse Idunn a seguirlo e la condusse nel dominio di Thjazi, il gigante che, trasformato in aquila, aveva catturato Loki.

L'assenza di Idunn causò l'invecchiamento improvviso e il conseguente indebolimento degli dei che, riunitisi in assemblea, convocarono Loki e, dopo averlo minacciato di morte e tortura, scoprirono la sorte della dea, quindi costrinsero lo stesso Loki a recuperarla.

Il dio si fece presentare il travestimento da falco di Freja e, mentre Thjazi non era in casa, trasformò Idunn in una noce e volò via tenendola fra gli artigli. Il gigante, però, lo vide spiccare il volo e si lanciò all'inseguimento: poiché l'aquila volava più velocemente e stava recuperando terreno, ad Asgard gli dei accesero un falò che bruciò le penne dell'aquila, la quale rovinò a terra e fu presto fatta a pezzi dagli dei.

Poco dopo giunse Skadi, figlia di Thjazi, in cerca di vendetta: gli dei le offrirono un risarcimento per evitare di iniziare una faida con la progenie di Thjazi, ed essa prevedeva un matrimonio fra la gigantessa e un dio di cui avrebbe potuto vedere solamente i piedi. Questo sarebbe stato possibile solo se gli dei fossero riusciti a farla ridere.

Loki riuscì nell'impresa, legando una corda attorno ai propri testicoli e l'altra estremità alla barba di una capra, con la quale giocò un singolare "tiro alla fune".

Quando Skadi vide tutti gli dei (o meglio solo i loro piedi, poiché i loro corpi erano coperti da un lenzuolo), scelse quello coi piedi più belli, pensando fosse Baldr, ma invece si trattava di Njordr, il dio del mare.

Il loro matrimonio non fu facile, poiché Skadi voleva vivere al freddo sulle montagne, ma il gelo e gli ululati dei lupi infastidivano Njordr come il caldo e le grida dei gabbiani irritavano Skadi, per cui le due divinità decisero di vivere separati.

La nascita dell'idromele:

Quando gli Aesir e Vanir fecero pace dopo una lunga guerra, le due stirpi divine sputarono in un vaso, come simbolo di riconciliazione, e dal loro sputo nacque Kvasir, il quale portava la saggezza nel mondo. Un giorno giunse presso la dimora dei nani Fjalarr e Galarr, i quali tradirono le leggi dell'ospitalità e lo sgozzarono mentre lui dormiva, ne raccolsero il sangue e lo addolcirono col miele, creando così il mjodr, cioè l'idromele, che rende poeta chiunque lo beva.

Poi una coppia di giganti chiese ospitalità a Fjalarr e Galarr: i due nani decisero di sbarazzarsi del marito e, invitatolo a una gita in barca, lo fecero naufragare, poi uccisero anche sua moglie perché irritati dai suoi singhiozzi. Quando Suttungr, figlio di questa coppia di giganti, venne a cercare i propri genitori e capì le trame dei due nani, li prese e li abbandonò su uno scoglio che sarebbe stato presto raggiunto dalla marea, ma Fjalarr e Galarr barattarono la propria salvezza per l'idromele che custodivano nella propria dimora, e Suttungr accettò il guidrigildo.

Quindi Suttungr nascose l'idromele in una montagna e vi pose sua figlia a sorvegliare il tutto.

Odino, viaggiando per il mondo sotto falso nome, incontrò Baugi, fratello di Suttungr, il quale si lamentò di aver perso tutti e nove i suoi schiavi che, per prendere la cote di Odino, s'erano sgozzati fra loro con le falci, il dio gli offrì di svolgere da solo il lavoro di nove uomini in cambio di un sorso di idromele: Baugi, che non disponeva di tale bevanda, disse che avrebbe aiutato Odino a recuperare la sua ricompensa.

Baugi e Bolverkr (cioè Odino), andarono da Suttungr per ottenere un sorso di idromele, ma il gigante si rifiutò di onorare un accordo preso da suo fratello. A questo punto, Bolverkr e Baugi decisero che avrebbero comunque ottenuto l'idromele, quindi qualche tempo dopo si misero a forare la montagna: poichè Odino capì che Baugi voleva ingannarlo, quando fu aperto il primo foro nella roccia, si trasformò in serpente e vi strisciò dentro.

Una volta dentro, riprese le sembianze umane, e sedusse la figlia di Suttungr, Gunnloth che, appagata, gli diede il permesso di bere tre sorsi d'idromele: Odino con ogni sorso svuotò uno dei tre secchi, bevendo così tutto l'idromele, quindi si trasformò in aquila e volò via. Suttungr però lo vide e, trasformatosi anche lui, volò all'inseguimento.

Una volta raggiunta Asgard, gli dei preparono dei vasi vuoti in cui Odino/l'aquila sputò l'idromele bevuto, ma poiché Suttungr lo stava incalzando, uno sputo non centrò il vaso e rimase a disposizione degli uomini.

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