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Medicina

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Informazioni generali

Benché spesso mescolata, per non dire confusa con la magia, quella medica era un'arte molto pratica dai vichinghi. I classici rimedi a base di erbe sembrano essere stati conosciuti, insieme a erbe locali specifiche della regione nordica. I trattamenti medici erano costituiti da: incisione; pulizia delle ferite; unzione; bendaggio; re-impostare le ossa rotte; preparazione di rimedi erboristici ed ostetricia. Il libro islandese Grágás del 13° secolo dice che bisogna salvare una persona che sanguina e curarla per il bene della sua salute, suggerendo quelle tecniche che erano conosciute e usate.

Studi sugli scheletri risalenti al periodo vichingo mostrano evidenti fratture ricomposte sulle costole, sulle ossa delle braccia o delle gambe. Le narrazioni vichinghe forniscono inoltre la prova di arti rotti che sono stati manipolati per consentire alle ossa di saldarsi in modo più soddisfacente. Nel capitolo dieci della Gunnlaugs saga ormstungu, la caviglia di Gunnlaug rigirata fuori dalla giuntura per un incontro di lotta. Dopo, il suo piede venne fasciato e la caviglia rimessa al suo posto. Agli inizi dell'età Vichinga, la maggior parte della popolazione ha dovuto fare affidamento su loro stessi o su persone locali con speciali abilità. Medici specialisti erano rari. Il malato era messo a riposare in una stanza, mentre la persona ‘sana’ lo aiutava a prepararsi per la morte. Tuttavia un ferito poteva cercare un guaritore, o læknir, per l’assistenza medica. Nel capitolo 6 del Þórðar saga hreðu, Indriði soffrì molte ferite gravi durante una battaglia. Quando gli venne chiesto se poteva farcela, rispose: “Penso che ci sia ancora qualche speranza, se mi visita un guaritore”.

Più tardi in epoca norrena, sembra che certi uomini abbiano scelto la pratica della medicina come loro sostentamento. Nel capitolo 28 della saga Magnúss ins Goda, Re Magnus il Buono scelse dodici uomini per curare le ferite dei propri uomini dopo la battaglia sul Lyrskov Moor nel 1043. Questi uomini successivamente acquisirono una reputazione come medici. Da questi uomini, discesero diverse famiglie notevoli di medici, tra cui l'islandese Hrafn Sveinbjarnarson (morto nel 1213), che è stato molto apprezzato per le sue doti curative.

Testimonianze archeologiche provenienti da siti cimiteriali dimostrano che la chirurgia è stata spesso eseguita, in alcuni casi pure con successo (cioè il paziente ha vissuto per un certo tempo dopo la cura). Per contro, alcuni testi di tarda letteratura (ad esempio, Biskupa sogur) suggeriscono che la chirurgia veniva eseguita occasionalmente. Il vaiolo, la dissenteria, e la lebbra sono registrati nella letteratura venivano affrontati con rassegnazione, poiché poco si poteva fare per controllarli. Infatti, una fossa comune presso il campo invernale della Grande Armata vichinga a Repton (Inghilterra) suggerisce che la gente là sepolta sia  deceduta a causa di una qualche epidemia. Delle diverse centinaia di individui sepolti lì, infatti, la maggior parte erano maschi adulti con nessuna indicazione circa ferite da battaglia. Gli invasori vichinghi passarono l’inverno su questo campo durante l'inverno del 873-874.
Resti scheletrici mostrano che comunque alcune persone vivevano fino alla vecchiaia in epoca vichinga, ma mostrano anche che la malattia degenerativa era comune in età avanzata. Le storie raccontano di altre condizioni dovute alla vecchiaia, come la cecità e la sordità.

Ferite da guerra e primo soccorso

Sia le fonti letterarie (saghe) che gli studi forensi sui resti degli scheletri suggeriscono che le ferite da battaglia potevano essere terribili.
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Il teschio qui a lato è di un uomo che morì per delle ferite da battaglia durante l’11° secolo. La calotta cranica è stata tranciata da un colpo di spada, come è visibile dalla foto.
Le saghe ci narrano di diversi modi di soccorrere durante una battaglia. Ad esempio, gli scudi venivano posati sugli uomini caduti per proteggerli da ulteriori lesioni (Brennu-Njáls saga capitolo 150). Durante l'ultima battaglia di Gísli (Gisla saga Súrssonar capitolo 36), gli uomini di Eyjólf trapassarono Gísli con lance finchè non gli uscirono le budella da fuori. Gísli, coraggioso, legò la sua tunica con una corda e continuò la lotta. Quando i combattimenti continuavano per molto tempo a lottare (ad esempio nella Heiðarvíga saga capitolo 31), poteva essere richiesta una pausa per permettere agli uomini di fasciare le ferite.

Un esempio di medicina da campo è descritta nel capitolo 234 della Óláfs saga helga. Þormóðr fu colpito al fianco da una freccia. Ruppe l’asta e aiutò I suoi compagni nella battaglia come meglio potè. Dopo che la battaglia fu persa, lasciò il campo ed entrò nella tenda dove le donne stavano curando i feriti. Una delle donne analizzò la ferita e potè vedere la punta della freccia ma non potè determinare se la stessa avesse o meno colpito gli organi interni. Diede così a Þormóðr un brodo caldo, con porri cipolle e altre erbe. Se, dopo averlo bevuto, la guaritrice avrebbe sentito l'odore del brodo dalla sua ferita, avrebbe capito che la freccia aveva colpito parti vitali e che la ferita era quindi letale. Þormóðr rifiutò il brodo. Invece, ordinò alla donna di estrarre la punta della freccia dalla ferita. Poi lui afferrò la punta con le pinze e la tirò fuori dalla carne. Vedendo le fibre grasse sulla punta della freccia, Þormóðr disse: "Guarda come il re mantiene i suoi uomini. C'è il grasso sul mio cuore", e morì.

Il sangue che sgorgava da una ferita veniva esaminato per determinare l’entità della lesione. Nel capitolo 45 della Eyrbyggja saga, Snorri goði esaminò la neve dove Bergþór era rimasto dopo esser stato ferito in battaglia. Raccolse la neve insanguinata, la strinse e se la mise in bocca. Capendo che era il sangue di una ferita interna, Snorri disse che Bergthor era un uomo morto e non c'era bisogno di inseguirlo. La Saga suggerisce che alcuni uomini che avevano subito gravi ferite continuarono comunque a lottare e furono quindi elogiati per il loro coraggio. Nel capitolo 30 della Heiðarvíga saga, Þóroddur tagliò il piede di Þorbjörn, recidendolo all'altezza della sua caviglia. Þorbjörn continuò a combattere, uccidendo Þóroddur, e successivamente si apprestò a combattere Barði.

Sia le fonti letterarie che gli studi forensi degli scheletri a noi rimasti mostrano che le persone sopravvivevano a gravi ferite da battaglia e, guarite le ferite, tornavano a combattere di nuovo. Nel capitolo 23 della Víga-Glúms saga, Þórarinn fu ferito da un colpo che gli attraversò le spalle fino ad arrivare  ai suoi polmoni. Dato che era legato, Halldóra vegliò su di lui finchè la battaglia non terminò. Þórarinn fu trasportato a casa dove vennero curate le sue ferite e, durante l’estate, si riprese. I fratelli Víglundur e Trausti furono gravemente feriti in una battaglia descritta nel capitolo 16 della Víglundar saga. Il loro padre li aiutò a casa e Olof suturò le loro ferite. Ci sono voluti dodici mesi per far recuperare loro la salute. Alcuni scheletri rimasti a noi confermano quanto narrato dalle saghe.
La magia veniva usata per guarire le ferite ricevute in un duello, come descritto nel capitolo 22 della Kormáks saga. Þórdís invitò Þorvarðr a velocizzare la sua guarigione arrostendo su una collina vicina il sangue del toro sacrificale ucciso da Kormákr durante il duello, e facendo una festa a base di carne di toro per gli elfi che vivono nella collina.

La Magia veniva utilizzata pure per impedire ad una ferita di guarire. Nel capitolo 57 della Laxdæla saga, Eiður racconta  che una ferita inflitta dalla sua spada Sköfnung non sarebbe guarita se non strofinando sulla spada la runa della guarigione (lyfsteinn).

Procedura chirurgica:

Gli strumenti sono sostanzialmente gli stessi di oggi, ma più grandi e meno precisi: bisturi, coltelli, pinze, tenaglie, seghe. E' improbabile che gli strumenti di un chirurgo appartenessero sempre ad un kit. E’ più probabile che se avesse avuto bisogno di dover amputare una gamba, avrebbe chiamato il falegname per la sua sega, o la sarta per i suoi aghi e fili di seta per suturare un taglio. Altri strumenti potrebbero includere ferri per cauterizzare una ferita, il metodo migliore per chiudere una ferita e probabilmente il più devastante per il paziente - anche se potrebbe non preoccuparsi di prendere un’infezione da un ago sporco…
I ferri venivano posizionati nel fuoco fino a diventare rosso vivo, la ferita si teneva chiusa con tenaglie e il ferro caldo veniva posto sopra la ferita, rosolando la carne. Senza anestesia, il dolore sarebbe insopportabile. Al paziente potevano venire date  forti bevande alcoliche, o piccole quantità di veleno di cicuta o di belladonna - entrambi i metodi sono pericolosi durante l'intervento chirurgico in quanto fluidificano il sangue. Le urla provenienti dal Lach 'chirurgico' dovevano essere suonate assolutamente orrende. Forse al paziente veniva dato qualcosa da stringere tra i denti, ma più spesso, per fortuna, probabilmente sveniva dal dolore.

Anche seppur con dei rischi, questi interventi dovevano aver avuto un certo successo. Una procedura semplice, come il drenaggio di un ascesso, è descritta da Bede: “... il medico Cynifrid, che era presente sia alla sua morte che alla sua esumazione. Cynifrid racconta che durante la sua ultima malattia aveva un grosso tumore sotto la mandibola. "Mi è stato chiesto," disse, "di aprire il tumore e drenare la materia velenosa in esso. Ho fatto questo, e per due giorni lei sembrava un po 'più serena...” Ci sono anche procedure molto più pericolose. Una ferita allo stomaco, forse da battaglia, viene citata in molti testi. “Se le viscere di qualcuno escono fuori [...], bisogna rimettere l'intestino nuovamente dentro l'uomo, e cucire il tutto con la seta” Celso descrive anche il trattamento di una ferita allo stomaco dove gli intestini sono scesi fuori dal corpo, e una procedura simile sembra sia stata utilizzata su Thormod dopo la battaglia di Stiklestad, descritto nella Heimskringla, una saga del Re di Norvegia.

“A volte l'addome viene penetrato da una pugnalata di qualche tipo, e ne consegue che l'intestino rotola fuori . Quando questo accade, dobbiamo prima esaminare se è illeso, e quindi se il suo colore proprio persiste. Se l'intestino più piccolo è stato penetrato, nulla di buono può essere fatto, come ho già detto . L'intestino più grande può essere suturato, non con certa garanzia, ma perché una speranza dubbia è preferibile ad una sicura disperazione, di tanto in tanto si guarisce. Poi se un intestino è livido o pallido o nero, in qual caso non vi è necessariamente alcuna possibilità, ogni aiuto medico è vano. Ma se gli intestini hanno ancora il loro colore corretto, un aiuto dovrebbe essere dato velocemente, perchè subiscono il cambiamento di momento in momento se esposti all'ambiente esterno. Il paziente deve essere sdraiato di schiena con le anche sollevate , e se la ferita è troppo stretta per facilmente ricucirne gli intestini, è da tagliare fino ad essere sufficientemente ampia. Se gli intestini sono già diventati troppo secchi, essi devono essere bagnati con acqua a cui è stata aggiunta una piccola quantità di olio. Accanto l'assistente dovrebbe separare delicatamente i margini della ferita con le mani, o anche con due ganci inseriti nella membrana interna: il chirurgo reinserisce sempre prima gli intestini che hanno il prolasso più tardo, in modo da preservare l'ordine delle diverse ‘spire’. Quando tutti sono stati reinseriti, il paziente deve essere scosso delicatamente: in modo che di loro spontanea volontà le varie bobine si introducano nel loro giusto posto e stabilirsi lì. Fatto ciò, anche l'omento deve essere esaminato, e ogni parte che è nero è da tagliare con le cesoie;[…]. Ora non è sufficiente solo ricucire la pelle in superficie o della membrana interna, ma entrambe…"

Erboristeria:

Burdoch (Arctium lappa):

Detta anche Bardana Maggiore, è una pianta medicinale dall'uso comune e multiplo. Ha una radice molto sviluppata,
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Arctium lappa

foglie cuoriforme di colore verde nella parte superiore, grigiastre in quella inferiore. Sono generalmente ruvide al tatto. Ha il fusto eretto, molto robusto e ramificato. I fiori sono di color porpora. A seconda di quale parte della pianta si usi, può aiutare in diversi problemi: il succo estratto dal trito delle foglie risolve problemi dermatologici come acne, eczema, sfoghi, infiammazioni cutanee varie. Dalla radice, invece, si può estrarre un fluido che si può assumere per via orale, come diuretico o lassativo. E' inoltre un antibiotico naturale e può essere quindi usato per febbre alta o infiammazioni generiche.

Verbena (Verbena officinalis):

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Verbena officinalis

E' una pianta erbacea perenne con fusto ruvido di forma quadrangolare, legnoso alla base. Le foglie sono oblunghe, pelose, di colore verdastro. I fiori sono raccolti in spighe portate all'ascella delle foglie, sono piccoli, di colore viola, più raramente biancastri. E' una pianta dal leggendario effetto soprannaturale per le sue proprietà calmanti. E' usata infatti come tisana per calmare l'insonnia, attacchi di panico, depressine, ma anche da bardi e poeti per rilassarsi e lasciarsi ispirare dalla loro vena artistica. E' un potente calmante che si raccomanda di non utilizzare durante la gravidanza poiché capace di causare aborti. E' inoltre antibiotico e antinfiammatorio, quindi indicato per febbri e altro. Come pomata è ottima per ustioni e contusioni.


Edera Terrestre (Glechoma hederecea):

E' una pianta erbacea perenne. 

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Glechoma Hederacea

Le foglie sono cuoriforme. I fiori sono disposti all'altezza delle foglie superiori e sono di colore violaceo. Come infuso o decotto è usato per combattere tosse e infiammazioni alla gola, asma, influenza, enfisema, e le varie infiammazioni respiratorie. Come Impacco viene usato per lenire ustioni piccole e infiammazioni della pelle.

Camomilla (Chamomilla recutita):


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Chamomilla recutita

E' una pianta erbacea annuale, alta 30-50 cm, con fusti ramificati. Presenta delle foglie alterne. Al centro si trovano fiori gialli mentre, in posizione più distante, vi sono fiori bianchi. E' una pianta usata per risolvere molti problemi femminili (dolori mestruali o addominali, insonnia, pruriti, ecc) e infantili (otite, coliche, convulsioni, febbre, ecc). E' inoltre usato in qualità estetica per tintura di capelli o per la cura della pelle. In tutti questi casi vengono usati i fiori, sotto forma di Olii, Infusi, Impacchi o altro ancora.

Assenzio (Artemisia absinthium):

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Artemisia absinthium

E' una pianta spontanea perenne. La radice ha portamento ascendente, ed alla fioritura può raggiungere anche un metro e mezzo di altezza. Le sue foglie sono rivestite da peli setosi di colore grigio-argenteo. I fiori sono di colore giallo-bruno. Le foglie e le sommità dei fiori vengono essiccati, tritati e usati in decotti o infusi dal caratteristico sapore amaro, per far ritornare l'appetito, curare una indigestione, uccidere vermi nello stomaco e, in generale, curare problemi gastro-intestinali. Come altre varietà di Artemisia può essere usata come abortivo, ma le quantità sono da calibrare con attenzione perché può causare allucinazioni, intossicazione (seguita da delirio e vomito) e infine morte.



Iperico (Hypericum perforatum):


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Hypericum perforatum

E' una pianta erbacea con fusto eretto, alta dai 20 agli 80 cm. Le foglie presentano numerose ghiandole. I fiori si trovano all'apice della pianta e sono di colore giallo intenso. Viene usato come cicatrizzante e contro le emorragie, nonché contro ferite lievi, contusioni e piccole piaghe e tagli

Achillea (Achillea millefolium):

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Achillea millefolium

E' una pianta erbacea perenne, che cresce spontaneamente anche nei climi più rigidi. I fusti possono raggiungere un'altezza di 30-70 cm, le foglie hanno un odore aromatico, sono alterne, pelose, molto frastagliate e molli; quelle alla base sono più lunghe. I fiori sono piccoli e di colore variabile dal bianco al rosa intenso. L'estratto liquido dalla pianta fresca viene ingerito ed usato per i trattamenti gastro-intestinali o, nel caso di donne, per dolori mestruali e febbre.

Altea (Althea officinalis):

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Althea officinalis

E' una pianta perenne che cresce spontanea in tutta Europa nei luoghi freschi, lungo i fiumi ed i laghi. Il fusto può essere semplice o ramificato ed è cilindrico. Può raggiungere i 160 cm. di altezza. Le foglie sono larghe, irregolarmente dentate, di colore grigiastro. I fiori sono di colore rosa pallido. E' una pianta di cui fa un largo uso, soprattutto per le infezioni della bocca e della gola, in quanto disinfettante e lenitiva. Le foglie vengono fatte masticare da adulti ed anche da lattanti per dolori dentali e gengivali, mentre l'estratto della radice viene usato per, appunto, infezioni della bocca e della gola


Papavero da oppio (Papaver somniferum):

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Papaver somniferum

E' una pianta con fiori solitari ermafroditi, di un bel colore rosso. È una pianta erbacea annuale con foglie munite di peli morbidi. Il fusto è peloso, dritto e ramificato. L'infuso dei petali favorisce un sonno migliore e calma i dolori di gola e della tossa; in dosi aumentate è usato anche come sedativo o sonnifero.

Piantaggine Lanciuola (Plantago lanceolata):

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Plantago lanceolata

E' una pianta erbacea perenne. Le foglie sono lanceolate e riunite in una rosetta basale. Le infiorescenze sono erette e formano una spiga di colore marrone. Ha piccoli fiorellini e lunghi stami di colore bianco giallastri. Le foglie sono usate, sotto forma di infuso od olio, come lenitivo per infezioni cutanee o della gola.

Bibliografia:

http://www.hurstwic.org/history/articles/daily_living/text/health_and_medicine.htm

http://ribevikingecenter.dk/en/learn-more/manor-farm-garden.aspx

http://www.erbe.altervista.org/

www.erbeofficinali.org

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