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Navi da guerra

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Introduzione:

Quando parliamo di vichinghi, al solito, immaginiamo questi giganteschi predoni che, sulle coste inglesi, sbarcano da delle navi molto particolari, con prue decorate con teste di drago o motivi spiraliformi. Queste navi sono ben lontane dalle trireme greche e dalle quinquereme romane e, allo stesso modo, non hanno molti elementi in comune nè coi dromoni bizantini o con le galee che, durante il Medioevo, scriveranno la storia navale delle Repubbliche Marinare.

Effettivamente è proprio la geografia della Scandinavia a suggerire ai vichinghi un'espansione navale: imponenti rilievi e un clima piuttosto rigido spingono la popolazione a insediarsi lungo la costa, e grandi foreste forniscono il legname necessario alla realizzazione delle navi.

Immaginate un'incursione vichinga: agli inizi si parlava di decine di navi, ma dal X secolo (quando iniziano a formarsi dei veri e propri regni), i numeri crescono in modo spaventoso, basti pensare che Svein Barba Forcuta arriva in Inghilterra con 300 navi.

Ricordate Vikings, quando Floki (praticamente da solo) costruisce a Ragnarr una "piccola" nave da guerra? Tutto ciò è impensabile nel mondo vichingo: la realizzazione di una nave di tali dimensioni richiedeva molta manodopera, risorse e stabilità sia politica che economica.

Gli archeologi hanno calcolato che costruire una nave lunga di 30 metri richiedeva circa 40.000 ore di lavoro (incluse quelle necessarie per la produzione degli elementi in ferro, delle corde, e della vela) ma escluso il trasporto dei materiali. Ipotizzando che la gente lavorasse l'intera giornata (quindi 12 ore) e che l'autorità committente avesse un surplus di risorse (e alimenti per sfamare i lavoratori) del 10%, si richiedeva che circa un centinaio di uomini lavorassero per un anno alla costruzione della stessa nave (e alla realizzazione dei materiali necessari ad essa).

Tipologia I: Oseberg e Gokstad:

Questa tipologia si data fra il IX e il X secolo, vale a dire il "cuore" dell'età vichinga, infatti prende il nome di "classica". Queste navi sono state rinvenute in contesti funerari, per i quali sono state riutilizzate: non ci soffermeremo sulle sepolture, limitandoci ad analizzare la struttura delle imbarcazioni in questione.

Oseberg:

La nave di Oseberg (Norvegia) misura 21,5 metri in lunghezza e 5,1 metri in larghezza, la propulsione era affidata a 30 remi e a una sola vela quadrata.

La distanza fra la chiglia e il fondo era pari a 1,6 m: ciò permetteva di sfruttare al meglio l'opera dei rematori e di navigare in acque poco profonde.

La struttura della nave era costituita da travi in legno che collegavano la prua alla poppa, su questa base venivano poi inseriti i corsi di fasciame a coprire i lati dell'imbarcazione. Le assi pavimentali poggiano direttamente sulla trave principale.

Non c'erano banchi di voga, per cui si suppone che i rematori sedessero sulle casse in cui tenevano i loro averi (o quelli di qualcun altro, razziati poco prima).

NaveOseberg.jpg

Nave di Oseberg (Norvegia)

Gokstad:

La nave di Gokstad si data alla fine del IX secolo e si presenta più massiccia e robusta di quella di Oseberg:

Gokstad1.jpg

Elementi di copertura per i fori da remi (nave di Gokstad).

misura 23,5 m in lunghezza, è larga 5,2 m e la distanza fra la chiglia e la frisata è di 2 m (ha quindi un pescaggio maggiore della nave di Oseberg).

L'imbarcazione conta 32 remi, e lo scafo presenta una curvatura studiata apposta per migliorare la navigazione a vela.

Elemento interessante della nave di Gokstad è la presenza di tappi in legno che, ruotando su un perno, potevano aprire o chiudere i buchi dei remi (40 cm ) .

Gokstad.jpg

Nave di Gokstad (Norvegia).

Tipologia II: Hedeby e Roskilde:

La seconda tipologia di navi da guerra vichinghe si data al tardo X secolo e rimane in voga fino al XII secolo. Queste imbarcazioni sono note come "navi lunghe", erano più grandi e costose da costruire rispetto alle "classiche" che abbiamo visto in precedenza, ed è proprio a queste navi che abbiamo fatto riferimento quando abbiamo accennato alle tempistiche di produzione di una imbarcazione vichinga.


Hedeby:

La nave lunga rinvenuta nel porto di Hedeby si data all'895 d. C., e presenta una lunghezza di 30,9 m e un totale di 60 remi. E' particolarmente stretta, misurando solo 2,6 m in larghezza, ed ha un'altezza di 1,5 m, dimostrandosi sempre capace di navigare in acque poco profonde: proprio a causa delle sue dimensioni, viene da pensare che fosse utilizzata solo nel Baltico Occidentale per una navigazione prevalentemente costiera.

Hedeby1.jpg

Nave di Hedeby (Germania)

Roskilde:

A Roskilde, in Danimarca, sono state rinvenuti i resti di numerose navi lunghe, risalenti all'inizio del secolo XI. Una, le cui dimensioni grossomodo corrispondono a quelle della nave di Hedeby, è stata costruita a Dublino, come dimostrano le analisi dei materiali.

La seconda, di maggiore interesse per noi, presenta delle dimensioni nettamente superiori alle precedenti: si tratta infatti di una nave lunga 32 metri con un numero di remi pari a 74, è inoltre larga 3,5 m e alta 1,7 m. Nelle saghe si racconta che Canuto il Grande avesse una nave che contava ben 120 rematori (circa il doppio della nave di Roskilde): è possibile che l'autore stesse ingigantendo una nave delle proporzioni di quella di Roskilde che abbiamo appena presentato.

Roskilde.jpg

Ricostruzione della nave di Roskilde II (Danimarca)

Classificazione:

Partiamo dal fatto che ogni classificazione che facciamo oggi, è frutto del lavoro di studiosi moderni: è difficile pensare che i vichinghi facessero distinzioni fra una nave snekkja e una skeid. Immagino benissimo un carpentiere presentare allo jarl il catalogo delle navi e fargli scegliere quella che preferisce.

L'elemento di distinzione era il numero dei rematori, quello che decretava, infatti, la possibilità di portare più o meno uomini in guerra (ricordiamo che queste navi non avevano un sottocoperta, i marinai erano gli stessi che poi, scesi a terra, avrebbero combattuto).

La classificazione che presento si basa proprio sul numero di remi:

  • Karvi (max 32 remi): navi di Gokstad e Oseberg
  • Snekkja (max 60 remi): navi di Hedeby e Roskilde I
  • Skeid (più di 60 remi): nave di Roskilde II

Aspetto:

Due cose hanno sempre colpito l'immaginario collettivo riguardo le navi dei vichinghi: gli scudi sulle murate e le decorazioni delle prue.

Le saghe parlano di una famosa nave da guerra appartenuta ad Olaf Tryggvason: l'imbarcazione in questione era chiamata "Ormen Lange" cioè il grande serpente. Possiamo presupporre che il nome derivi dal decoro della prua.

Bayeus dragonheads.jpg

Arazzo di Bayeux (Francia), una delle navi della flotta di Guglielmo.

Un'altra fonte interessante è un'antica legge islandese contenuta nel Landnàmabòk, la quale proibisce l'accesso al porto alle navi la cui prua presenta la testa di drago, al fine di non turbare gli spiriti della terra.

La cristianizzazione dei vichinghi non porta comunque alla scomparsa di questo decoro, come dimostra l'arazzo di Bayeux, dove le navi della flotta di Guglielmo il Conquistatore presentano teste di drago sulla prua, così come la stessa Mora (ammiraglia della flotta di Guglielmo).

Supporto scudo.jpg

Ricostruzione dei supporti per lo scudo.

Per quanto riguarda gli scudi, l'arazzo di Bayeux non è la sola fonte a nostra disposizione: li ritroviamo sia nell'epigrafia runica sia nelle monete d'epoca vichinga.

E' poco probabile che le navi navigassero con gli scudi incastrati sulle murate, in quanto, su diverse navi, lo scudo avrebbe coperto il foro in cui inserire il remo, inoltre i supporti non dovevano essere abbastanza sicuri per poter garantire la tenuta dello scudo durante lunghe navigazioni.

Remi e vela:

Basandoci sulla nave di Gokstad, si è stimato che i remi fossero in media lunghi 5.5 metri. Pare che i fori per i remi non fossero ben allineati, e che quindi ogni vogatore scegliesse un remo delle dimensioni adeguate alla posto di voga in cui andava a sedere.

La vela era probabilmente l'elemento più prezioso della nave: il suo prezzo non doveva essere molto diverso da quello necessario alla realizzazione dello scafo. Veniva tessuta in lana molto fine, e richiedeva il lavoro di molte persone. Una volta preparata la vela, essa veniva cosparsa con olii e grasso animale, di modo da evitare che si danneggiasse per gli agenti atmosferici.

Le vele erano quadrate e spesso presentavano un decoro a righe.

Bibliografia:

Jan Bill, The Viking Ships and the Sea in "The Viking World" di Stefan Brink e Neil Price, 2008.

Hurstwic: Vikings Ships (http://www.hurstwic.org/history/articles/manufacturing/text/norse_ships.htm)

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