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Introduzione:

Nel XI secolo è plausibile che non esistesse la figura del sarto medievale, di qualche secolo successiva, bensì che il confezionamento dei capi di abbigliamento avvenisse tra le mura domestiche, ad opera delle donne. Infatti la filatura, così come la tessitura è un’attività prettamente femminile e sono molte le figure del folklore che rimandano all’immaginario della donna tessitrice, sia essa dea o donna comune. Le Norne filano il destino degli uomini al pari delle Parche greche, dee come Frigg, protettrice del focolare; con la cristianizzazione, l’attività della tessitura rimane l’attività più virtuosa a cui una donna può dedicarsi rimanendo al sicuro tra le mura domestiche.

Materie prime:


Si è a lungo ritenuto che gli abiti più esterni fossero tipicamente in lana, mentre gli strati inferiori in lino, tuttavia recenti indagini hanno dimostrato che il lino fosse usato per entrambe le categorie di vestiti.

Entrambi i tessuti erano composti da fibre naturali: la lana proviene dalle fibre del vello di pecora, e gli ovini venivano allevati in tutte le terre nordiche, non solo per la lana, ma anche per latte e carne. Il vello ottenuto dalla tosatura delle pecore veniva pulito per eliminare sporcizia e strigliato con un pettine a denti di ferro per uniformare e sbrogliare le fibre, di modo da rendere più facile la filatura.

Il lino proviene dalle fibre presenti nello stelo della pianta del lino, una pianta sottile e dritta la cui altezza media è di 100 cm. Rinvenimenti più antichi suggeriscono che il lino crescesse solo nelle terre meridionali della Scandinavia, tuttavia ricerche più recenti hanno testimoniato la coltivazione di questa pianta nelle regioni più settentrionali, includendo le terre più a nord di Norvegia e Svezia, e si hanno persino alcune prove toponomastiche della sua coltivazione in Islanda. Il lino veniva raccolto prima della maturazione. I baccelli venivano rimossi, e gli steli venivano messi a macerare in acqua, dando avvio a un processo che che causava la decomposizione della pianta e il distacco delle fibre evitandone lo sfacelo. Questo procedimento creava un tanfo insopportabile. Le fibre di lino venivano separata dallo stelo tramite un processo manuale, colpendole con un mazzuolo: dopo di che le fibre venivano strigliate per separarle da ogni particella lignea e allineare le fibre per semplificare il processo di filatura.

La filatura era probabilmente l'aspetto più dispendioso in termini di tempo per quanto riguarda il processo di produzione di abiti: è stato calcolato che ci volevano circa 35 ore di lavoro per ottenere il filo necessario per un giorno di tessitura.

Il Filo:

Pur non esistendo mercanti di abiti in senso stretto, esistevano di certo mercanti di lana grezza o di filati già pronti e tinti. Il processo di filatura è lungo e noioso, spesso affidato alle schiave, alle serve o alle contadine: le donne delle classi sociali inferiori hanno di certo un’educazione che le avvicina alla filatura fin da piccole. La lana grezza viene pettinata, cardata con l’uso di pettinia trama fitta e ridotta in fiocchi. La lana di prima scelta viene usata per filati pregiati che andranno a costituire capi d’abbigliamento di particolare valore. Grazie all’uso di un bastone di supporto chiamato conocchia e di un fuso, la lana si torce e si assottiglia tra le dita della filatrice. Il fuso dondola, attorcigliando il filo attorno a se stesso, grazie alla rotazione continua dovuta all’abilità della filatrice. Filati sottili, anche di pochi millimetri sono il risultato della perizia della filatrice e non sono affatto rari tra i ritrovamenti. Nelle torbiere sono stati rinvenuti capi di vestiario costituiti da filati estremamente sottili e pregiati.

La filatura era probabilmente l'aspetto più dispendioso in termini di tempo per quanto riguarda il processo di produzione di abiti: è stato calcolato che ci volevano circa 35 ore di lavoro per ottenere il fi

Fusi

Fusi e filo

lo necessario per un giorno di tessitura.Altri filati in uso, oltre a quelli di fibra di lana di pecora o di capra -sottopelo di capra-, sono quelli di lino e di seta. Il filo di lino è estremamente apprezzato nel confezionamento di abiti che vanno a diretto contatto con il corpo, mentre la seta è estremamente rara e costosa, importata da molto lontano, prediletta nel confezionamento di nastri e nel ricamo di vesti per gli esponenti più ricchi della società.

Tessitura:

Nell’XI secolo è ancora in uso il telaio verticale, il più longevo strumento di tessitura della storia. Il telaio verticale ha un aspetto molto complesso, ma un funzionamento molto semplice. Armare un telaio è un procedimento minuzioso e che richiede la cooperazione di più individui: i fili devono essere tagliati della misura della lunghezza della pezza desiderata, appesi al bastone superiore e raggruppati in ciocche alla cui estremità viene appeso un peso, solitamente di pietra o argilla. La tensione è fondamentale per la buona qualità di un tessuto. La larghezza del telaio e la quantità fili che costituiscono la trama (fili verticali) stabiliscono la larghezza della pezza. Sono stati rinvenuti telai della larghezza di due metri e più, infatti il telaio verticale è anche noto col nome di telaio a parete.

Un telaio tipico del periodo era largo quasi 2 metri, e vi si poteva tendere del tessuto largo fino a 165 cm.

Telaio verticale

Telaio verticale

I colori dei fili della trama sono fondamentali per la buona riuscita di un decoro, perciò è verosimile che le donne più anziane o abili nella tessitura fossero anche le responsabili della disposizione dei fili sul telaio. Infatti i disegni erano tutti tenuti a memoria e tramandati di generazione. La tessitura vera e propria, cioè l’atto di passare la spoletta con il filo dell’ordito, era compito di tutte le donne della casa. Trama e ordito si intrecciano e si avvicendano grazie ai bastoni orizzontali appoggiati sui pioli. Tali bastoni vanno mossi ogni qual volta si completa una riga e grazie a loro i fili verticali si muovono alternativamente avanti e indietro facilitando il passaggio della spola tra le file alternate dei fili verticali.

Oltre alla pezza a tinta unica, sono diffusi disegni quali lo spinato e altri morivi geometrici ripetitivi. Il lino viene tessuto prevalentemente a tinta unita, al contrario della lana, ma è incerto, poichè i ritrovamenti di lino sono più rari dei manufatti di lana a causa della maggior deperibilità delle fibre naturali rispetto a quelle animali.

La tessitura, al contrario di quello che si pensa, era probabilmente considerato un lavoro ripetitivo, ma non noioso, poichè radunava nella stessa stanza molte donne, di differente stato sociale, probabilmente dando origine a una routine conviviale tra le mura domestiche. L’arte della tessitura è dunque da considerarsi un momento collettivo di socialità e non il compito di un singolo.

Passamanerie:

Telaio a cintura

Telaio a cintura

Il telaio a tavolette è uno strumento semplice, che vede nel telaio a cintura la sua forma semplificata e portatile. I fili della trama sono molto lunghi, a volte anche diversi metri, ma possono comodamente essere arrotolati come una matassa. Come nel telaio a parete, la disposizione della trama è fondamentale per la buona riuscita di uno schema. Ma altrettanto importanti a questo scopo sono le tavolette. I ritrovamenti nelle tombe femminili illustrano una varietà di forme: tavolette quadrate della misura di 4 cm per 4 cm sono le più diffuse, ma sono presenti anche tavolette triangolari, esagonali e addirittura ottagonali, i materiali variano dal legno alle più pregiate tavolette d’osso, talvolta decorate di motivi geometrici, probabilmente appannaggio di donne di rango rispetto al più comune legno.

Passamanerie

Passamanerie

Con il telaio a tavolette si possono tessere fili di lana, di lino e di seta. I fili passano attraverso i fori delle tavolette e il loro movimento di rotazione fa attorcigliare i fili avanti e indietro, mentre la spoletta con il filo dell’ordito contribuisce a creare i disegni. I motivi sono prevalentemente geometrici e ripetitivi. Rombi, onde, croci, quadrati sono tra i modelli più semplici. I colori variopinti sono una caratteristica delle passamanerie, i cui fili della trama possono essere da una decina a qualche centinaio, andando a creare vere e proprie fasce. Disegni più complessi sono quelli che creano figure stilizzate di uomini e animali o intrecci particolarmente elaborati. Le passamanerie più comuni, usati da uomini e donne, erano nastri, cinture o bordure. Uno dei disegni più diffusi è quello della croce greca -bracci lunghi uguali-, sia nel periodo pagano che in quello cristiano. La ricchezza delle passamanerie e la loro quantità contribuiva a evidenziare lo status di una persona ricca.

A differenza del telaio a parete, il telaio per le passamanerie, che sia orizzontale o a cintura, è uno strumento per singole tessitrici, richiede concentrazione nel contare i giri delle tavolette per non sbagliare il disegno.

Tinture:

Le tinture naturali della lana e del lino sono, quasi totalmente, di origine vegetale. Fatta eccezione per pochi colori di origine animale e minerale, solitamente molto costosi, il colore delle stoffe si può considerare un indicatore della classe di appartenenza della persona che le indossa.

La tintura di solito avviene tramite l’infusione delle erbe in un pentolone di acqua bollente e la sua concentrazione determina che un colore sia carico o già sbiadito. La diffusione della tintura è certa e i ritrovamenti aumentano questa certezza. Le lane si caricano facilmente di colore, a differenza del lino che rimane solitamente di tonalità pastello. Il fissaggio del colore avveniva attraverso l’uso di urina -grazie all’ammoniaca in essa contenuta- , cosa che probabilmente rendeva il lavoro della tintura della lana un’operazione da schiavi e da servi. Le matasse venivano quindi lasciate asciugare al sole.

Tintura

Il colore carico è appannaggio di ceti elevati, vista la maggior quantità di materiale occorrente. Alcuni colori sono preclusi alle classi inferiori, come il nero, che si ottiene sia grazie alla fuliggine, ma che sbiadisce presto in grigio, oppure grazie alla galla di quercia, ugualmente poco efficace. I sali di ferro sono costosi e appannaggio di pochi. Anche il rosso e il blu sono considerati colori pregiati estratti da insetti (il rosso) o da minerali costosi (il blu). Le loro varianti più pallide, come l’azzurro, l’indaco, il rosso pallido, il rosa sono comuni, estratti da piante o da bacche. Il verde è una tintura molto facile da reperire, in abbondanza perciò si possono creare sfumature dal verde pallido al verde bosco. Il giallo, considerato un colore di buon auspicio e di grande fascino (quasi quanto il rosso per noi oggigiorno), si estrae da fiori di comune camomilla e dalla buccia della cipolla, dando origine a colori aranciati, gialli brillanti e pallidi a seconda della concentrazione della tintura. I viola si estraggono facilmente da bacche e foglie di cavolo, andando dal viola ciclamino a quello più scuro.

Indossare abiti neri (blàr) è una convenzione letteraria delle saghe, usata per indicare l'intenzione di uccidere qualcuno. In antico norreno, la parola blàr probabilmente indicava un blu scuro quasi nero, e le saghe distinguono il colore blàr dallo svartr. Blàr è il colore dei corvi, mentre svartr quello del manto d'un cavallo nero. Il fatto che, nell'islandese moderno, la parola blàr significhi blu lascia pensare al fatto che i norreni non riuscissero a ottenere una tinta nera, ma vi si avvicinassero con un blu molto scuro: probabilmente il colore blàr si otteneva tingendo di blu il vello di una pecora nera.

Spesso gli strati inferiori dei vestiti (quindi ciò che stava sotto il kyrtill) non venivano tinti, sia per convenienza, sia perchè molti di questi erano in lino, tessuto difficile da colorare.

Naturalmente col tempo le tinture naturali stingono, dunque abiti vecchi e lisi hanno colori di solito pallidi e consunti.

Cucito:

Forbici

Forbici

Cucire gli indumenti per qualcuno era considerata un’attività casalinga quanto la tessitura. Mentre le donne ricche e ben istruite alle arti femminili potevano vantare l’abilità nel telaio, il cucito era un’attività più comune. La tessitura di una pezza di stoffa per un mantello o una tunica poteva voler dire numerose ore di lavoro, fino anche a mesi, il suo confezionamento era senza dubbio più rapido. Ci si aiutava con forbici per tagliare la pezza nelle componenti dell’abito. Data la preziosità della stoffa gli abiti dei poveri risparmiavano il più possibile sul quantitativo, cercando di fare meno scarto possibile e limitando l’ampiezza di tuniche e vesti, senza però mai essere attillati. Al contrario le tuniche maschili e femminili dei ricchi presentavano aggiunte sui fianchi (triangoli o gheroni) anzichè tagli semplici, per aumentare i volumi degli abiti.

Aghi di legno o di osso servivano allo scopo di cucirne i pezzi. Fili di lino o di seta potevano essere impiegati nel ricamo di bordure o figure. I motivi prediletti nel ricamo erano di tipo naturalistico, immagini di piante o animali, o di intrecci, che sostituivano le più ricche e ricercate bordure di passamaneria.

Bibliografia:

Si ringrazia Cinzia, nonché giocatrice di ... per aver elaborato l'articolo

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